A rintracciare le molecole sconosciute, un gruppo di tecnici nell’ambito di un progetto di bonifica del Sito di Interesse Nazionale. 

Ottanta nuove sostanze inquinanti sono state trovate nel SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Brescia-Caffaro in Lombardia, tristemente noto perché interessato da una delle contaminazioni più grandi e pericolose della storia del nostro Paese.

A rintracciare le nuove sostanze – che si aggiungono a policlorobifenili, diossine, furani, arsenico e mercurio già rintracciati fino ad oggi- sono stati diversi tecnici e scienziati nell’ambito di una ricerca sul campo che mirava a comprendere la possibilità di bonificare l’area agricola tramite innovative tecniche biologiche.


Durante i lavori sul campo sono state ritrovate nuove molecole presumibilmente prodotte dalle trasformazioni dei Pcb in Pcb-sulfonati e Pcb-idrossi-sulfonati. Queste molecole, sconosciute finora, sono state identificate grazie a una collaborazione fra il gruppo di modellistica ambientale, diretto da Antonio Di Guardo, professore del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, da Renzo Bagnati ed Enrico Davoli, ricercatori presso il Centro di Ricerche di Spettrometria di Massa per la Salute e l’ambiente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs e al gruppo di Biotecnologie e Microbiologia Ambientale diretto da Sara Borin, docente dell’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’ambiente.

La scoperta di queste sostanze – commentano in una nota i ricercatori – getta una nuova luce in merito al risanamento delle aree contaminate da PCB, che impone lo svolgimento di studi sul loro destino ambientale (in particolare sulla loro mobilità nel suolo), la loro biodegradabilità, l’identificazione degli organismi responsabili della loro produzione, gli effetti sull’uomo e l’ambiente”.

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La storia del Sin Brescia-Caffaro 

La scoperta delle nuove molecole inquinanti nel sito bresciano rientra nella più ampia storia dell’azienda chimica Caffaro che, a partire dal 1906, iniziò la produzione di soda caustica e di vari composti, fra cui fitofarmaci e pesticidi e che all’inizio di quest’anno è stata sequestrata con l’accusa di disastro ambientale.

Fu nel 1938 che la compagnia iniziò a produrre policlorobifenili (PCB), composti organici all’epoca usati in diversi ambiti industriali, ma altamente inquinanti, che terminò soltanto nel 1984.

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L’inquinamento provocato dall’attività produttiva della Caffaro in quegli anni, ha provocato una serie di disastri ambientali. Oltre ad aver contaminato i terreni sottostanti lo stabilimento, infatti, l’inquinamento si è diffuso nelle aree a sud dell’azienda mediante lo scarico delle acque industriali nelle rogge.

“Dalle indagini ambientali avviate nel 2000 sull’area dello stabilimento Caffaro e nelle sue immediate vicinanze – fa sapere l’Arpa Lombardia è emerso un inquinamento del suolo con valori fino a migliaia di volte al di sopra dei limiti di legge. Nell’area dello stabilimento gli inquinanti – quali policlorobifenili (PCB), policlorobenzodiossine e dibenzofurani (PCDD/F), mercurio, arsenico, solventi, si sono spinti nel sottosuolo fino a una profondità di oltre 40 metri, determinando di conseguenza anche la contaminazione della risorsa idrica sotterranea”. 

Nel 2003, il governo decise di definire il perimetro dell’area Caffaro come Sito di Interesse Nazionale (SIN). Da quel momento il sito è stato sottoposto a “interventi di caratterizzazione, di messa in sicurezza d’emergenza, bonifica, ripristino ambientale e attività monitoraggio” relativamente ai terreni, alle rogge, alle discariche e alla falda.

L’accordo per il progetto di bonifica da 85 milioni di euro era stato firmato tra governo e Regione Lombardia esattamente un anno fa.

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