Tre note industrie di soia brasiliane CJ Selecta, Caramuru e Imcopa si sono impegnate a ridurre la deforestazione nelle rispettive catene di approvvigionamento, aumentando la pressione sui commercianti più influenti per accelerare gli impegni ambientali.

Le industrie brasiliane CJ Selecta, Caramuru e Imcopa hanno sancito il divieto del commercio di soia coltivata su terreni deforestati dopo l’agosto 2020 in tutto il Brasile, venendo meno ai precedenti accordi con i commercianti dislocati solo nella zona della foresta pluviale amazzonica. Patricia Sugui, responsabile della sostenibilità di CJ Selecta, ha affermato che le tre industrie fanno parte di un gruppo che promuove la sostenibilità della soia, aggiungendo che la mossa di ridurre immediatamente la deforestazione nelle catene di approvvigionamento “è una risposta alle richieste della società civile”.

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Le tre società riforniscono principalmente l’industria del salmone norvegese. Il loro impegno è il primo nel suo genere tra i fornitori di soia brasiliani e la risonanza della decisione è riuscita a mettere sotto pressione le filiere più grandi come Cargill e Bunge, che hanno esportato 5,6 milioni di tonnellate di farina di soia lo scorso anno, rappresentando il 23% della produzione totale. “Applaudiamo questa iniziativa di Caramuru, CJ Selecta e Imcopa per proteggere l’ambiente e la fauna selvatica brasiliana, nonostante l’elevato valore della catena di esportazione del salmone”, ha detto la Cargill, intervistata dal sito web Reuters.

La Bunge ha dichiarato invece che il suo impegno ad eliminare la deforestazione da tutte le sue catene di approvvigionamento entro il 2025. A dicembre, il gruppo di frantoi brasiliani di semi oleosi Abiove, che rappresenta anche Cargill e Bunge, ha sottolineato come non fosse fattibile fissare il 2020 come data limite per vietare nuove deforestazioni e la conversione delle terre per le aree di soia nella savana di Cerrado, dove la maggior parte della soia brasiliana viene coltivata.

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Dal canto suo, viceversa, la Caramuru, che ha esportato 817.000 tonnellate di farina di soia nel 2020, ha affermato che utilizzerà i dati satellitari e del governo per rafforzare l’impegno. La mossa in esame potrebbe assumere un significato rivoluzionario per l’intero settore del salmone europeo che si appresta a rifornirsi di soia da fornitori brasiliani le cui filiere sono al 100% prive di deforestazione, come preannunciato dalla Rainforest Foundation Norway, mettendo a rischio la supremazia di Cargill e Bunge nel settore. Sugui ha sottolineato che la Norvegia, un mercato chiave per CJ Selecta, è stato il primo paese in cui l’iniziativa è stata pubblicizzata ed accolta con favore. Ci auguriamo che la scelta ecologista norvegese influenzi anche gli altri paesi nord-europei, grandi importatori di soia e di alimenti che la annoverano fra gli ingredienti.

Di Sara Fracassi

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