Attualità

Brasile, investitori minacciano di ritirare fondi se non si agisce contro la deforestazione

Condividi

Sette fondi d’investimento europei sono pronti a ritirare i propri investimenti in Brasile qualora non venissero prese azioni concrete per ridurre la deforestazione in Amazzonia. Tra le richieste anche la sostituzione del ministro dell’ambiente Ricardo Salles.

Sette grandi fondi d’investimento europei hanno minacciato di ritirare i propri investimenti in Brasile, in caso non ci fossero progressi nella lotta alla distruzione della Foresta amazzonica.

 

Brasile, l’amministrazione Bolsonaro è stata citata in giudizio per le sue politiche ambientali

La minaccia è stata fatto da fondi che gestiscono 2,000 miliardi di beni, a dimostrazione del fatto che siano i privati a prendere l’iniziativa per proteggere la più grande foresta pluviale del mondo. La deforestazione è cresciuta del 34% nei primi cinque mesi del 2020 stando ai dati di INPE. “Il trend che abbiamo visto in Brasile è veramente preoccupante” ha spiegato Daniela da Costa-Bulthuis, responsabile per il Brasile del fondo RobecoDa un anno ormai stiamo vedendo lo smantellamento dei meccanismi di protezione ambientale”.

L’ufficio stampa del presidente si è rifiutato di rispondere alle preoccupazioni degli investitori. Fino ad ora la pressione da parte delle grandi aziende è stata l’unica ad attirare l’attenzione del Presidente sul tema ambientale: una proposta di legge voluta da Bolsonaro è stata rimandata dopo che 40 compagnie europee hanno minacciato di boicottare le esportazioni brasiliane mentre lo scorso settembre 230 investitori hanno firmato una lettera per chiedere di combattere gli incendi nella Foresta amazzonica.

Tuttavia, i 7 fondi di investimento, Storebrand, AP7, KLP, DNB Asset Management, Robeco, Nordea Asset Management e LGIM, sono andati oltre, minacciando di ritirare i propri investimenti dal Brasile; queste compagnie posseggono oltre 5 miliardi di dollari in investimenti legati al paese. Il più grande fondo pensionistico della Norvegia, KLP, ha dichiarato di voler giudicare le politiche ambientali di Archer Daniels Midland (ADM), Cargill e Bunge: “Se le nostre conclusioni dovessero essere negative, il ritiro degli investimenti potrebbe essere il risultato più probabile potenzialmente già quest’anno, e ci aspettiamo che questa decisione possa spingere gli altri investitori a seguire il nostro esempio” ha spiegato Jeanett Bergan di KLP. In risposta Bunge e Cargill hanno mostrato i propri sforzi nella propria catena di produzione volti a ridurre la deforestazione, tra cui l’adesione al “Amazon Soy Moratorium”, un accordo che prevede che una serie di compagnie non acquistino soia da aree deforestate dell’Amazzonia. Anche gli altri fondi hanno minacciato di ritirare gli investimenti per lo stesso motivo.

Deforestazione, i supermercati britannici minacciano di boicottare i prodotti brasiliani

Altri investitori hanno menzionato le preoccupazioni riguardo i produttori di carne brasiliani, che in passato hanno attirato le attenzioni per aver prodotto carne nelle aree deforestate. LGIM sta facendo pressione sulle compagnie brasiliane tra cui JBS, la più grande produttrice di carne al mondo, e i suoi rivali minori, affinché questi raggiungano “solidi obiettivi legati al clima e all’utilizzo del suolo. Il non raggiungimento di questi obiettivi potrebbe portare a sanzioni e perfino al ritiro degli investimenti” ha spiegato Yasmine Svan di LGIM. Le tre compagnie hanno affermato in diversi annunci che si stanno impiegando a eliminare la deforestazione dalla propria catena di produzione, dettagliando gli sforzi.

Il ramo investimenti della banca Nordea ha smesso di acquistare il debito sovrano del Brasile dopo gli incendi dello scorso anno, congelando i suoi circa 100 milioni di investimenti; secondo Thede Ruest la compagnia potrebbe andare oltre: “Il prossimo passo prevede la vendita dei titoli del Brasile, che potrebbe innescare una serie di azioni simili da parte di altri investitori. Siamo delusi dall’assenza di progressi da parte dell’attuale amministrazione, con il tasso di deforestazione che continua ad aumentare” . Tutti i manager delle compagnie si sono detti preoccupati dal video della riunione di gabinetto emerso qualche settimana fa, nel quale il Ministro dell’ambiente Ricardo Salles suggerisce di approfittare della pandemia per ridurre la protezione ambientale:  “Sta lavorando contro l’ambiente. Quello che ha detto è inaccettabile. Penso che un modo per iniziare sia quello di rimuovere il Ministro dell’ambiente perché l’attuale non sembra avere credibilità”. 

Brasile, il Ministro dell’Ambiente propone di approfittare del coronavirus per indebolire le norme ambientali

 Bolsonaro lo scorso mese ha deciso di impiegare l’esercito per combattere la deforestazione in Amazzonia, decisione che Da Costa-Bulthuis ha definito “il minimo” che il governo possa fare anche se non una soluzione valida alla sostituzione alle agenzie ambientali: “Non pensiamo stiano facendo abbastanza”.

 

(Visited 54 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago