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Brasile, l’amministrazione Bolsonaro è stata citata in giudizio per le sue politiche ambientali

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I gruppi civili e politici hanno presentato tre cause diverse contro l’amministrazione Bolsonaro per le sue politiche volte a ridurre la protezione ambientale e a mettere in pericolo la Foresta amazzonica.

Le organizzazioni ambientali e i partiti di opposizione in Brasile sperano di invertire una serie di politiche contro l’ambiente messe in atto dall’amministrazione Bolsonaro con una serie di cause legali. Da quando il Presidente Jair Bolsonaro è entrato in carica, la sua amministrazione ha lavorato per indebolire la protezione ambientale mentre sono aumentati sia i crimini nelle riserve indigene che la deforestazione.

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In questo periodo, mentre le riserve indigene piangono la morte di alcuni membri a causa del coronavirus, taglialegna, accaparratori di terre e minatori illegali approfittano dell’assenza di sorveglianza per distruggere la Foresta amazzonica. Secondo gli esperti i dati della deforestazione di quest’anno saranno i più alti degli ultimi quindici anni. “Non possiamo cambiare il modo in cui ragiona il governo quindi dobbiamo rivolgerci agli strumenti legali che abbiamo” ha spiegato Marcio Astrini, segretario esecutivo di Climate Observatory. La scorsa settimana, durante la Giornata mondiale dell’ambiente, i partiti di opposizione e i gruppi civili hanno presentato tre diverse cause contro le misure volute da Bolsonaro, dal ministro dell’Ambiente Ricardo Salles e da Eduardo Bim, presidente dell’agenzia ambientale Ibama.

La prima causa, presentata contro Ibama e lo stato brasiliano, mira ad annullare una misura voluta da Bim che consente di esportare più facilmente il legname raccolto illegalmente. Secondo i documenti Bim ha ricevuto un telegramma nella quale l’associazione degli esportatori di legname dello stato di Parà avrebbe richiesto di rimuovere le ispezioni sulle esportazioni, definite nel telegramma “non necessarie” ed “obsolete”. Venti giorno dopo Bim ha firmato un ordine per eliminare tali ispezioni, ricevendo un ringraziamento dalle associazioni. Secondo un report di Greenpeace del 2018 il raro legname dell’Amazzonia, conosciuto come Ipe, viene valutato 2,500 dollari al metro cubo nei porti, una volta processato per la pavimentazione e la decorazione; sempre secondo lo stesso report 23,000 metri cubi di questo legname sono stati rubati nel 2017 dalla riserva Resex Riozinho do Anfrisio, nello stato di Para. Per Marcio Astrini la prima causa è quella ad avere più speranze di un successo rapido: “Questa è l’unica che potrebbe avere un effetto immediato”.

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 Nella seconda e terza causa lo stato brasiliano viene accusato di omissione da parte di tre partiti politici. Lo scopo della causa è quella di costringere il governo a riattivare due fondi, quello per la lotta alla deforestazione in Amazzonia e quello sui cambiamenti climatici, entrambi congelati lo scorso anno. Gli attori della causa sostengono che sotto la direzione del Ministro Salles la struttura dell’Amazon Fund sia stata sabotata in modo da non permettere al fondo di lavorare. Secondo il documento ci sono circa 300 milioni di dollari nel fondo che non possono essere utilizzati; inoltre, i cambiamenti fatti al fondo avrebbero portato ad un inasprimento con i due maggiori contribuenti, la Germania e la Norvegia. La terza causa invita Salles a presentare un piano di spesa di due anni dei fondi del Climate Found entro 30 giorni.

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 Oltre alle due cause, l’ufficio del procuratore generale dovrà analizzare la richiesta dell’impeachment di Salles da parte del membro del congresso Celio Studart.La società civile farà la sua parte per garantire una protezione ambientale. Speriamo che la magistratura faccia la sua parte prevenendo i danni di Salles” ha commentato Mauricio Guetta, consigliere legale del Social Environment Institute.

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