Il candidato ed ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva promette che se sarà eletto si batterà per fermare la piaga delle trivellazioni illegali nei territori degli indigeni.

L’ex presidente brasilano Luiz Inacio Lula da Silva ha promesso agli indigeni che avrebbe fermato le trivellazioni illegali nelle loro riserve e avrebbe riconosciuto le loro rivendicazioni sulla terra se avesse vinto le elezioni presidenziali di ottobre.

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Lula martedì ha visitato un campo di protesta a Brasilia dove diverse migliaia di membri di 200 tribù indigene si sono riunite per opporsi ai piani dell’attuale presidente Jair Bolsonaro che consenirebbero l’agricoltura commerciale, l’estrazione mineraria e l’esplorazione petrolifera nelle loro terre.

 


“Tutto ciò che questo governo ha decretato contro i popoli indigeni deve essere abrogato immediatamente”, ha affermato Lula, che ha ricoperto la presidenza per due mandati dal 2003 al 2010.

“Nessuno ha fatto di più per gli indigeni dei governi del nostro Partito dei Lavoratori, e ora tutto è stato smantellato da questo governo senza scrupoli“, ha detto Lula a una folla esultante.

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L’estrazione illegale è aumentata vertiginosamente in Amazzonia poiché i prezzi dell’oro sono aumentati negli ultimi anni e l’estrazione mineraria ha distrutto un record di 125 kmq (48 miglia quadrate) dell’Amazzonia brasiliana l’anno scorso, secondo i dati ufficiali.

Bolsonaro ha promesso nel 2018 di non riconoscere un solo centimetro di terra di riserva indigena, guadagnandosi il sostegno della potente lobby agricola brasiliana.

Il leader di estrema destra è dietro a Lula nei primi sondaggi in vista delle elezioni brasiliane del 2 ottobre, con un sondaggio pubblicato a metà marzo dal sondaggista FSB Pesquisa che rileva che Lula probabilmente vincerebbe al primo turno col 47% dei voti.

 


I leader indigeni hanno chiesto a Lula di ricostruire l’agenzia governativa per gli affari indigeni Funai, che ha subito tagli ai fondi e esaurimento del personale sotto Bolsonaro.

“Lula, non siamo protetti. I nostri diritti vengono calpestati”, ha affermato Joenia Wapichana, l’unica rappresentante indigena del Paese al Congresso.

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L’estrazione illegale è aumentata del 46% nella vasta riserva Yanomami lo scorso anno, poiché i prezzi elevati dell’oro e il tacito sostegno di Bolsonaro hanno innescato una corsa all’oro, portando malattie, violenza e violazioni dei diritti, afferma un rapporto pubblicato lunedì.

I minatori illegali con legami con la criminalità organizzata sono accusati di numerosi abusi nelle comunità indigene, tra cui l’avvelenamento dei fiumi con il mercurio utilizzato per separare l’oro dai sedimenti e attacchi violenti ai residenti.

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