Amazzonia, in sei mesi persi quasi 4.000 chilometri quadrati di foresta

Continua la deforestazione in Brasile tra incendi dolosi e motoseghe. Il WWF Brasile: “Stanno distruggendo il nostro futuro”.

La deforestazione in Brasile è tornata ai massimi storici. Solo nei primi sei mesi dell’anno la mano dell’uomo, tra incendi dolosi e motoseghe, ha abbattuto 3.988 chilometri quadrati di Amazzonia, un territorio grande 22 volte la città di Milano. A lanciare l’allarme è l’Istituto Nazionale di Ricerche Spaziali del Brasile (INPE). Nel Paese del Sud-America, la deforestazione ha registrato un’accelerazione a partire dalla fine del 2021. Ed ecco perché, secondo gli scienziati impegnati a effettuare il monitoraggio satellitare del disboscamento illegale, il dato provvisorio del 2022 è il peggiore dopo il 2008.

Abbiamo perso 3.988 chilometri quadrati nell’Amazzonia legale in soli sei mesi, confermando la tendenza all’intensificazione della deforestazione negli ultimi tre anni. Quando perdiamo le foreste, mettiamo a repentaglio il nostro futuro. L’Amazzonia è la chiave per regolare le precipitazioni da cui dipendono la nostra agricoltura, il nostro approvvigionamento di acqua potabile e la disponibilità di energia idroelettrica. Il furto di terreni pubblici e l’estrazione mineraria illegale, che non generano ricchezza e non migliorano la qualità della vita, stanno distruggendo il nostro futuro“, ha dichiarato lo staff del WWF Brasile.

Intanto, secondo alcuni osservatori, l’aumento della deforestazione sarebbe collegata alle prossime elezioni di ottobre. Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, punterebbe alla rielezione soprattutto con i voti degli agricoltori, degli allevatori e dei lavoratori dell’industria estrattiva.

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