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Moda, brand come H&M e Nike aumentano le emissioni di CO2 ma dichiarano il contrario

Il meccanismo utilizzato dai brand della moda è stato analizzato in un’inchiesta giornalistica del Guardian che ha scoperto come queste aziende aumentino la produzione di anidride carbonica ma possono dichiarare l’esatto contrario

Sempre più aziende della moda si vantano di essere ecosostenibili o comunque attente all’ambiente. E non potrebbe essere altrimenti, considerando che il settore del fashion rappresenta il 10% delle emissioni mondiali di carbonio e che i consumatori sono sempre più attenti alle questioni ambientali quando si tratta di acquistare nuovi prodotti.

Tra i marchi più “eco-consapevoli” spiccano nomi noti come H&M e Nike che insieme ad altri da qualche anno hanno aderito a un organismo indipendente chiamato Carbon Disclosure Project (CDP) che assegna voti alle aziende sulla base delle loro prestazioni ambientali.

Ebbene, questi voti però non rispecchiano sempre la realtà delle cose. A spiegarlo è il quotidiano britannico The Guardian che in un’inchiesta esclusiva ha dimostrato il funzionamento alquanto fallace di questo schema.

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Perché i marchi di moda continuano ad aumentare le emissioni di carbonio ma comunicano il contrario

Ecco come funzione il Carbon Disclosure Project. Il voto assegnato dal CDP ad ogni azienda dipende dalla quantità di emissioni lorde che esse dichiarano. Per emissioni lorde si intende le emissioni di anidride carbonica totali calcolate, però, sulla base della variazione di ricavato.

In parole più semplici, se un’azienda della moda aumenta – da un anno all’altro – i suoi ricavi del 10% ma aumenta la sua produzione di carbonio “solo” del 9%, allora le emissioni lorde saranno del -1%. Ma nella realtà in quell’anno la stessa azienda ha emesso nell’ambiente più anidride carbonica rispetto a quella emessa nell’anno precedente.

Ma ciò che vale per il punteggio assegnato nell’ambito del Carbon Disclosure Project è quel -1%.

Un esempio concreto è quello della Nike. Nel rapporto sul cambiamento climatico del 2020 presentato dall’azienda si legge che “le emissioni sono aumentate dell’1% anno su anno, che è stato compensato dalla crescita dei ricavi del 7% su base annua, determinando un calo di oltre il 5% delle emissioni per fatturato nell'[anno finanziario 2019]”.

E dunque, nonostante le emissioni di carbonio prodotte dalla Nike siano aumentate rispetto all’anno precedente, il voto che l’azienda si è vista assegnare è stato A-.

“Celebrare il successo di questo tipo di disaccoppiamento relativo è una ricetta per il disastro”, ha detto al Guardian James Dyke, professore associato di scienze del sistema terrestre presso l’Università di Exeter. “Il riscaldamento globale si fermerà quando smetteremo di pompare gas serra nell’atmosfera”. E chiaramente molti marchi della moda sono ancora lontani da questo obiettivo.

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