Il Ministero dell’Ambiente dello Stato africano, dopo aver vietato la caccia, apre ad una vera e propria mattanza di pachidermi riservata a ricchi cacciatori.

In Botswana ci sono 83 elefanti condannati a morte, con la loro vita di fatto messa all’asta. Il Ministero dell’Ambiente, infatti, ha deciso di vendere all’asta le licenze di caccia per uccidere 83 pachidermi sul proprio territorio statale. Una vera e propria contraddizione, se si pensa che nel 2019 la caccia agli elefanti era stata vietata ed è possibile solo tramite un’apposita licenza. Venerdì prossimo si terrà l’asta per vendere sei licenze di caccia per gli elefanti e due per altre specie: gli animali potranno essere uccisi dal 5 aprile al 31 dicembre del prossimo anno.

Le licenze saranno disponibili per cacciatori locali e internazionali, con precedenza ai primi. Lo aveva spiegato Duncan Senyatso, direttore dei parchi naturali del Botswana. “I ricavi delle licenze saranno utilizzati per finanziare progetti di conservazione“, ha spiegato Senyatso, esplicitando l’ennesimo controsenso di una simile iniziativa. Isaac Theophilus, direttore generale della Botswana Wildlife producers Association, ha spiegato che “gli elefanti non sono a rischio estinzione, ma in eccesso di 100mila esemplari. Abbiamo adottato una politica di sfruttamento sostenibile delle risorse naturali e di conservazione“.

 

Le cose, però, non stanno come dicono i funzionari del Botswana. Gli elefanti africani (Loxodonta africana) sono una specie considerata vulnerabile nella lista rossa dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), a causa del triste fenomeno dei trofei di caccia. Per i cacciatori, infatti, questi giganteschi animali rappresentano un trofeo particolarmente ambito. Inoltre, come se non bastasse, non c’è solo il bracconaggio a mettere in pericolo gli elefanti del Botswana: conflitti tra comunità locali, perdita dell’habitat, esplorazioni petrolifere sul delta del fiume Okawango ed un misterioso batterio hanno decimato la loro popolazione.

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