Cultura

BORG-McENROE IL FILM. LA MACCHINA CONTRO IL PAZZO. UNA RIVALITÀ PERFETTA

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Di Carlotta Vanni. Borg-McEnroe. Roma. È stato presentato ieri al Festival del Cinema di Roma l’atteso film “Borg-McEnroe” del regista danese Mets Pedersen, che ha voluto raccontare una tra le tante storiche rivalità che hanno segnato il mondo dello sport.
Una pellicola che come ha dichiarato il regista non ha come fulcro il tennis giocato, che anzi rimane marginale, ma le due personalità dei campioni, che vengono messe a nudo, analizzate e confrontate.
Da una parte lo svedese, la macchina. Biondo, bello, con lo sguardo glaciale da vichingo (interpretato da Sverrir Gudnason).
Dall’altra l’americano, l’eclettico. Irriverente, scontroso, irrequieto come i suoi riccioli castani che neanche la fascetta di spugna poteva contenere (interpretato da Shia LaBeouf).
L’antitesi uno dell’altro, insomma, fuori e dentro dal campo ma prigionieri degli stessi demoni. Dimostrare al mondo di essere migliore di chiunque altro, sconfiggere l’avversario sempre e comunque. Vincere per affermare la propria identità.
Ed è attraverso numerosi flashback che il regista ci dà la possibilità di capire appieno questi due animi tormentati, ossessionati  dalla vittoria (anche se il film è decisamente incentrato su uno dei due, tanto che in Svezia il titolo è semplicemente “Borg”).
Il giovane Borg, interpretato da Leo giovane promessa del tennis svedese nonché figlio di Bjorn, era ben lontano dal pacato e rigido tennista che è rimasto 109 settimane numero 1 del ranking ATP; rabbioso e insofferente ogni giorno spaccava le racchette per terra. Riuscì persino a farsi cacciare dalla scuola di tennis!
Solo grazie all’incontro con l’allenatore e mentore Bergelin (interpretato dal bravissimo Stellan Skarsgard) Borg riuscì a far trasformare tutta quella rabbia in voglia di vincere, arrivando ad essere la “macchina perfetta” che il mondo ha conosciuto.
Di contro scopriamo un McEnroe, che a differenza dello svedese non ha mai smesso di spaccare racchette neanche da grande, portato per la matematica e oppresso dalla figura paterna. L’attore americano Shia LaBeouf è riuscito a riprodurre a pieno il genio e la sregolatezza del tennista senza deludere le aspettative nelle scene sul campo da gioco.
Ma questo è molto più di un film sul tennis. La celebre partita di Wimbledon nel 1980, momento culmine della rivalità tra Borg e McEnroe, viene infatti raccontata con una angolazione del tutto introspettiva. “Non mi ha interessato più di tanto l’aspetto sportivo né la celebrazione dei due campioni. Per me questo film doveva approfondire tematiche esistenziali” ha dichiarato il regista.
Ed infatti è così. Racconta senza troppi fronzoli le crisi, i dubbi, le preoccupazioni, la fatica fisica e soprattutto la fatica psicologica che stanno alla base di una carriera costellata di vittorie, che i tifosi non riescono neanche ad immaginare.
“Voi non potete capire perché non siete tennisti!” urla McEnroe ad un giornalista in una scena del film.
Ed è vero. Probabilmente non riusciremo mai a capire, però non possiamo fare a meno di godere nel guardare atleti dare il massimo per la vittoria. Che sia nel tennis, nella Formula 1, nel pugilato o nel ciclismo.

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