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Biova, il progetto di economia circolare che trasforma il pane invenduto in birra

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“Nella nostra ricetta 150 kg di pane invenduto e recuperato diventano 2.500 litri di birra artigianale”. Intervista a Franco Dipietro, Founder & CEO di Biova, il progetto di economia circolare che per limitare gli sprechi e ridurre il consumo di materie prime ed energia realizza birra con il pane invenduto.

Dagli scarti possiamo generare nuovo valore: da questa idea nasce Biova, il progetto di circular economy che trasforma il pane invenduto in birra premium artigianale. In Italia ogni giorno vengono buttati 13mila quintali di pane. Tre giovani imprenditori piemontesi sono stati i primi italiani ad avere l’idea di realizzare la birra con il pane per limitare gli sprechi e ridurre il consumo di materie prime ed energia.

Contro lo spreco possiamo recuperare. Il Biova project si rivolge ad aziende, ristoranti e distributori, e offre la possibilità di creare una filiera corta locale, utilizzando gli scarti del pane“. Si legge sul manifesto pubblicato sul sito web della startup.  Franco Dipietro, Founder & CEO, ci ha raccontato cosa c’è dietro il loro progetto Biova.

Come nasce la vostra idea e in che modo vengono prodotte le vostre birre ?

Biova è una startup che lavora in ambito di economia circolare, ci occupiamo di quelli che vengono chiamati surplus alimentari. Un terzo di tutta la produzione mondiale di cibo viene sprecato ed è questo lo scenario all’interno del quale noi ci muoviamo. Abbiamo lavorato per un periodo nella raccolta delle eccedenze alimentari come volontari per delle onlus che cercavano di limitare questo problema e abbiamo visto con i nostri occhi l’entità dello spreco alimentare, in particolare del pane. Ci è venuto così in mente di mettere in pratica un progetto capace di assorbire almeno una parte di questo spreco e dargli nuovo valore. Sapevamo che si poteva fare la birra con il pane, una ricetta millenaria: 150 kg di pane invenduto e recuperato da noi diventano 2.500 litri di birra artigianale premium con un nuovo valore economico e sociale legato al prodotto.

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Che tipo di sapore ha la vostra birra?

Abbiamo scelto dei grandi classici della birrificazione, come la tedesca originaria di Colonia o una inglese golden ale, classici che vengono leggermente “contaminati” dal gusto del pane, quindi dal sale, che rilascia un gusto inatteso, una sapidità che ti invoglia subito ad un secondo sorso.

Cosa possono fare le aziende accanto ai consumatori nella lotta contro gli sprechi alimentari?

La parte di spreco che si verifica sulla tavola del consumatore finale alla fine è minima, la maggior parte avviene lungo la catena. Molto di questo pane rimane a scaffale ed è questo che noi andiamo a recuperare tramite accordi con supermercati e panetterie, mettendo a punto un sistema logistico ad hoc in grado di recuperare questo surplus che si concentra nel punto vendita. Sull’etichetta della nostra birra forniamo una serie di dati relativi a dove andiamo a recuperare il pane e in che quantità.

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In che modo l’economia circolare può limitare i rischi collegati ai cambiamenti climatici?

Rallentando lo sfruttamento delle risorse per creare materie nuove si rallenta o blocca anche il loro esaurimento, il deperimento del suolo e delle energie che servono. Usando pane invenduto per creare birra recuperiamo qualcosa che sarebbe stata buttata via ma che ha ancora un contenuto energetico molto alto. Questo ci permette di non usare materia prima, come il malto d’orzo che ha un costo energetico ed economico molto alto. In questo modo si rende più sostenibile l’attività di produzione, si sfruttano meno risorse e si rallentano gli effetti negativi del cambiamento climatico.

 

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Il pane non è l’unico residuo alimentare che si può recuperare, state lavorando anche su altri prodotti? 

Ci sono altri importanti elementi che si possono recuperare e stiamo cominciando una sperimentazione con il riso e con il recupero di scarti come quello della birrificazione, la trebbia, che genera un cereale di sotto lavorazione con un alto valore protetico ma un basso valore glicemico. Il nostro obiettivo è allargare la famiglia con prodotti aventi almeno un ingrediente che proviene dall’economia circolare. 

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