In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Dalla Commissione Europea incentivi per il biometano; 2) 600 milioni contro le perdite di acqua potabile; 3) Il livello dei mari salirà di 25 centimetri; 4) Quanto inquina il cibo che acquistiamo al supermercato? 

 

In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Dalla Commissione Europea incentivi per il biometano: La Commissione Europea ha approvato il nuovo regime di incentivazione per la produzione di biometano, il programma sarà finanziato attraverso il PNRR con 1,7 miliardi per sostenere la costruzione di impianti di produzione di biometano sostenibile nuovi o riconvertiti da precedenti produzioni, lo comunica Ministero della transizione ecologica, l’approccio privilegio l’economia circolare e la riconversione riguarda in particolare la produzione di biogas connesso ad attività agricole.

Elezioni politiche, l’ambiente nei programmi elettorali dei principali partiti

2) 600 milioni contro le perdite di acqua potabile: Il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile ha assegnato nell’ambito del PNRR 607 milioni a 21 progetti volti a ridurre le perdite di acqua potabile nella rete degli acquedotti, i progetti finanziati consentiranno di attrezzare entro il 31 dicembre 2024, circa 27500 km di condotte ad uso potabile con strumentazione e sistemi di controllo innovativi per la localizzazione e la riduzione delle perdite

Bonus Trasporti, ecco come richiederlo. Tutte le informazioni

3) Il livello dei mari salirà di 25 centimetri: Lo scioglimento in atto della calotta glaciale della Groenlandia, farà aumentare il livello del mare globale di oltre 25 cm e questo “anche se il mondo intero smettesse di bruciare combustibili fossili oggi”. È l’allarme lanciato dai ricercatori del Servizio geologico nazionale di Danimarca e Groenlandia, pubblicato sulla rivista Nature climate change. Secondo i geologi – che hanno utilizzato un nuovo metodo comparativo – se le iniziative per contrastare il riscaldamento globale non andassero in porto, si prospetta uno scenario peggiore di quello attualmente previsto. La nuova ricerca, basata su due decenni di misurazioni per prevedere la perdita di ghiaccio dalla calotta glaciale della Groenlandia a causa del riscaldamento climatico, alza sensibilmente il livello di innalzamento dei mari previsto dagli scienziati fin’ora. Gli scienziati hanno determinato che circa il 3,3% della calotta glaciale della Groenlandia – equivalente a 110 trilioni di tonnellate di ghiaccio – si scioglierà inevitabilmente quando la calotta reagirà a “cambiamenti già avvenuti“. L’innalzamento del livello del mare da questo ghiaccio sciolto avverrà “Indipendentemente da qualsiasi percorso climatico futuro prevedibile in questo secolo. Sebbene gli autori non abbiano specificato una linea temporale, prevedono che il cambiamento del livello del mare possa verificarsi da qui alla fine del secolo.

A Montesilvano arriva il circo con gli animali: è polemica

4) Quanto inquina il cibo che acquistiamo al supermercato?: Uno studio condotto dai ricercatori di Oxford si è interessato all’impronta ambientale dei prodotti processati e ultraprocessati che troviamo ogni giorno sugli scaffali dei supermercati, andando ad analizzare oltre 57.000 prodotti in commercio. Ad ogni prodotto analizzato è stato assegnato un punteggio complessivo da uno a cento, dove uno rappresenta l’impatto minimo sull’ambiente e cento il massimo. In generale i prodotti a base di carne, pesce, uova e formaggi tendono a posizionarsi nella fascia alta della classifica, mentre i prodotti da forno e dolci si collocano nella fascia mediana della graduatoria. I prodotti di origine vegetale – ovvero i prodotti che partono da frutta, verdura, legumi e cereali (come pane, zuppe, insalate, succhi di frutta e così via) sono alla fine della classifica con i punteggi più bassi. Infine, lo studio ha analizzato anche i cosiddetti “sostituti della carne” – ovvero burger e polpette di origine vegetale, preparati con soia o altri legumi, con il risultato che la maggior parte delle alternative alla carne ha da un quinto a un decimo dell’impatto ambientale dei prodotti equivalenti a base di carne.