BiodiversitàBreaking NewsTerritorio

Biodiversità in pericolo, l’Ue aggiunge 17 esemplari alla lista delle Specie Aliene pericolose

Condividi

Biodiversità. Dall’alga australiana che ha colonizzato tutte le località del Mediterraneo allo scoiattolo grigio, che ha messo all’angolo lo scoiattolo rosso dei boschi europei, passando per la zanzara tigre.

Tre esempi di specie aliene, ovvero di organismi introdotti dall’uomo, accidentalmente o volontariamente, al di fuori dall’arena di origine che però non rispettano le regole dell’ospitalità, si istallano ad oltranza ed infastidiscono i «padroni di casa».

Diventando così specie «invasive».

Un fenomeno legato principalmente alle attività commerciali, e diffuso in tutti gli ambienti.

Biodiversità in pericolo. 28.338 le specie inserite nella Lista Rossa

L’impatto sull’ambiente e sull’uomo di queste specie invasive, è così forte che serve un regime di sorveglianza speciale.

Sono divenute infatti i principali fattori di perdita di biodiversità e della distruzione di habitat e rappresentano la prima causa di estinzione di specie animali nel mondo, la terza se oltre alla fauna si prende in considerazione anche la flora.

L’Unione Europea spende ben 12 miliardi di euro all’anno per eradicarle, e il loro numero e proliferazione è sotto costante monitoraggio, onde evitare il superamento di livelli di guardia oltre i quali le specie autoctone soccomberebbero.

Nel 2019 sono stati aggiunti agli elenchi di specie pericolose, ben 17 esemplari: 13 vegetali, 3 pesci ed 1 uccello.

Fino allo scorso anno delle 66 specie pericolose messe in lista, 33 sono in Italia.

La maggior parte di queste specie è fonte di problemi gravi.

Il calabrone asiatico, importato dalla Cina attraverso le merci dello Yunan, attacca le api da miele.

Il punteruolo rosso asiatico ha fatto strage di palme in tutto il Mediterraneo e per combatterlo si sono usate tonnellate di pesticidi.

Biodiversità, allarme frutta. In Italia sono scomparse 3 varietà su 4

Negli anni 90 fu importato il gambero rosso della Lousiana da un’azienda di Masarosa in Toscana: fuggito d’allevamento, è entrato in competizione con il gambero di fiume italiano, minacciandone l’estinzione.

La tartaruga dalle orecchie rosse è arrivata in Italia dalla Florida per scopi ornamentali, e la sua abilità predatoria sugli invertebrati acquatici sta mettendo a rischio gli ecosistemi, oltre a interferire con la fragile testuggine d’acqua dolce autoctona Emys orbicularis.

Gli stagni di Cabras, in Sardegna, hanno visto recentemente l’arrivo del granchio blu americano, grosso e per niente amichevole con la fauna locale.

Anche la rana toro viene dall’America e ha una spiccata antipatia per le specie autoctone, infatti da quando è stata introdotta per ragioni alimentari ed ornamentali addirittura negli anni Trenta, se non prima, ha causato diverse epidemie.

Tra le nuove specie aliene spunta il tanuki o cane procione e l’oca egiziana.

Il tanuki è un animale sacro per i giapponesi, che gli associano miti e leggende.

Gli avvistamenti sono in aumento e nonostante si tratti di un animale timido e poco aggressivo, è stato  inserito nella lista delle specie invasive.

Secondo Birdlife Europa è uno dei principali vettori della rabbia in Europa e una grande minaccia ecologica.

Un rapporto del Joint Research Center dell’ Unione Europea sulla distribuzione delle 28 specie esotiche invasive che si sono aggiunte dal 2017 ad oggi mostra una grande concentrazione di specie aliene invasive nel Regno Unito, in Olanda e in altri paesi dell’Europa nord-Occidentale, fatto dovuto probabilmente alla lunga storia di attività commerciali di questi paesi.

E se il fenomeno viene percepito in aumento è anche perché l’uomo se ne accorge di più a causa delle interferenze con le sue attività commerciali oltre che con la sua salute.

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago