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Biodiversità, sulla tutela l’accordo Onu c’è ma rischia di essere un’occasione persa

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Biodiversità, c’è un primo accordo in ambito Onu per la sua tutela. Ma alla luce degli obiettivi e delle misure prefissate rischia di essere già un’occasione persa.

Sulla tutela della biodiversità c’è un primo accordo a livello Onu, ma rischia di essere già un’occasione persa. La Convenzione sulla biodiversità ha infatti stabilito alcuni degli obiettivi da discutere a ottobre durante la Cop15 di Kunming, in Cina. Tra questi: la necessità di proteggere il 30% delle terre e dei mari di tutto il mondo entro il 2030; ridurre l’estinzione delle specie del 90% nel prossimo decennio; eliminare l’inquinamento da plastica; ridurre di due terzi l’uso dei pesticidi; dimezzare il numero di specie invasive; cancellare almeno 500 miliardi di euro all’anno di sussidi ad attività dannose per l’ambiente.

 

Si tratta di obiettivi ambiziosi, forse anche troppo. Anche perché la bozza d’accordo, per quanto completa e multisettoriale, lascia troppa libertà d’azione ai singoli Stati. E questo rischia di far sì che i governi ed i settori industriali possano scegliere di agire solo sugli obiettivi più comodi da raggiungere. Il rischio, quindi, è che si arrivi all’opposto degli obiettivi prefissati dall’accordo globale sulla biodiversità, per difendere lo status quo del ‘business as usual’.

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La preoccupazione coinvolge le principali ong ambientaliste del mondo ma anche una figura autorevole come Robert Watson, già presidente del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) e coordinatore del programma ambientale dell’Onu sulla biodiversità. Al Guardian, Watson ha spiegato: “Il documento riconosce e affronta tutte le questioni chiave, ma i governi potranno stabilire obiettivi nazionali appropriati e quadri normativi adatti? La bozza avrebbe dovuto riconoscere che la biodiversità, la crisi climatica e il degrado del suolo devono essere affrontate insieme“.

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