Biodiversità, allarme Onu: 1 milione di specie verso estinzione per colpa dell’uomo

Biodiversità. Un milione di specie animali e vegetali presenti sul nostro pianeta (1 su 8) potrebbero estinguersi “nei prossimi decenni” a causa delle azioni umane.

L’allarme è stato lanciato dal Rapporto delle Nazioni Unite in cui viene descritto come l’umanità abbia minato le risorse naturali del pianeta, da cui dipende la sopravvivenza stessa della vita.

Si tratta, si legge nel dossier annunciato nei giorni scorsi e diffuso oggi, della più grande estinzione di massa mai sperimentata.

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Il tasso globale di estinzione delle specie “é già decine o centinaia di volte più alto di quanto sia stato in media negli ultimi dieci milioni di anni”.

Il Rapporto della Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services – IPBES (una commissione Onu), è il frutto di tre anni di lavori scientifici di 145 scienziati provenienti da cinquanta Paesi.

Secondo i ricercatori, la riduzione degli habitat, lo sfruttamento delle risorse naturali, il cambiamento climatico e l’inquinamento sono i principali responsabili della perdita di biodiversità e minacciano di estinzione più del 40% degli anfibi, il 33% delle barriere coralline e oltre un terzo dei mammiferi marini.

“La salute degli ecosistemi dai quali dipendiamo insieme a tutte le altre specie si sta deteriorando più rapidamente che mai” – ha detto il presidente del panel Sir Robert Watson, aggiungendo che serve “una trasformazione” per salvare il pianeta.

Sono già passati sei mesi da quando l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’Onu aveva avvertito che il mondo ha meno di 12 anni per evitare livelli catastrofici di riscaldamento ed il rapporto IPBES affidava ai politici il compito di fermare l’ecatombe delle specie.

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Il Rapporto sottolinea come l’uomo sia il primo colpevole dei danni alla biodiversità.

Dalla rivoluzione industriale ad oggi, le attività umane hanno alterato il 75% delle terre emerse ed il 66% degli ecosistemi marini.

Disastroso è stato anche l’aumento della popolazione.

In 50 anni, la popolazione mondiale è più che raddoppiata (da 3,7 a 7,6 miliardi) e il pil pro capite è quadruplicato.

Oltre un terzo delle terre e il 75% delle riserve di acqua dolce vengono usati per i raccolti o per l’allevamento del bestiame.

Sul pianeta è rimasto molto poco che non sia stato alterato da noi” – ha detto alla Cnn Sandra Diaz, co-autrice del rapporto e docente all’università di Cordova.

Secondo la scienziata, i Paesi nel Nord del mondo sono responsabili in modo particolare dei danni alla biodiversità per i loro livelli di consumo “insostenibili” specialmente per quel che riguarda la pesca e l’abbattimento di alberi.

Come riporta il Dossier, nel 2015, un terzo degli stock marini veniva pescato a livelli insostenibili e dal 1970 il legno raccolto è aumentato di quasi metà, con il 15% tagliato illegalmente.

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Non da meno è l’inquinamento marino da plastiche, aumentato di dieci volte dal 1980, con circa 300-400 milioni di tonnellate di rifiuti gettati nelle acque del mondo ogni anno.

L’inquinamento degli ecosistemi costieri ha prodotto oltre 400 “zone morte” negli oceani, per un’area complessiva più grande del Regno Unito.

Nonostante il quadro desolante però, “non è troppo tardi per fare la differenza, ma solo se cominciamo a ogni livello, dal locale al globale”.

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Secondo gli scienziati, potremmo migliorare la sostenibilità dell’agricoltura progettando il territorio in modo da garantire la produzione di cibo, ma anche il sostentamento delle specie che vivono sul terreno.

Tra gli altri suggerimenti, i ricercatori propongono: la revisione delle catene alimentari e la riduzione dei rifiuti alimentari.

Quanto alla salute degli oceani, il rapporto raccomanda quote di pesca efficaci, aree marine protette e una riduzione dell’inquinamento che passa dalla terra al mare.

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