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#SAVEPONGO, BASTA OLIO DI PALMA NEL BIODIESEL

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Biodiesel. Prima mobilitazione europea con una serie di iniziative in diverse città come Roma, Lisbona, Parigi, Madrid, Berlino, Bruxelles e Praga per dire basta all’olio di palma nel diesel.

In Italia il sit in a Roma, organizzato da Legambiente con l’iniziativa #SavePongo.

Ha già raccolto intanto, 500mila firme (anche se l’obiettivo è di raddoppiarle) la petizione #NotInMyTank per sollecitare la Commissione europea a dire basta all’olio di palma nei motori e ai sussidi previsti, perché il biodiesel (a base di questo olio vegetale) contribuisce indirettamente alla deforestazione e alla messa in pericolo della fauna selvatica.

Più della metà dell’olio di palma che arriva in Europa finisce nei nostri motori. Nel biodiesel.

Un carburante definito “green” ma che, a causa della deforestazione che comporta, è tre volte più impattante sul clima del diesel tradizionale.

L’Italia, dopo la Spagna, è il secondo maggiore produttore di biodiesel da olio di palma di tutta Europa: l’ENI, nella bioraffineria a Porto Marghera (Venezia), nel 2018 ha raffinato circa un milione di tonnellate di gasolio.

Nel 2017, insieme a Spagna e Paesi Bassi, il nostro Paese ha raffinato l’83% di questo olio vegetale.

E mentre attivisti e cittadini scendono in piazza, i rappresentanti delle associazioni incontreranno il Commissario europeo per il Clima Miguel Arias Cañete, per chiedere all’Esecutivo comunitario di rispettare gli impegni presi con il Parlamento Ue di far cessare subito i sussidi ambientalmente dannosi e anticipare entro il 2025 la messa al bando dell’olio di palma nei biocarburanti prevista al momento per il 2030.

Lo scorso maggio infatti, il Parlamento europeo ha votato per fermare l’olio di palma nel diesel “falso verde”.

La Commissione dovrebbe pronunciarsi in merito all’inizio di febbraio.

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