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Beirut, nube tossica dopo le esplosioni. Ministro della salute: “Effetti a lungo termine mortali”

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“I materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali”. L’ha dichiarato il ministro della salute Hamad Hasan dopo le due esplosioni che hanno colpito la città di Beirut, capitale del Libano. 

E’ salito a più di 100 morti e circa 4 mila feriti il bilancio delle due esplosioni che hanno devastato Beirut nel pomeriggio di ieri, secondo quanto riportato dalla Croce Rossa libanese, e ci aspetta che i numeri possano ancora salire. I soccorritori hanno lavorato per tutta la notte. Le esplosioni, udite anche a Nicosia (Cipro), a 240 chilometri (150 miglia) di distanza, sono state registrate dai sismologi come l’equivalente di un terremoto di magnitudo 3,3.

A provocare le esplosioni sarebbe stato un carico di nitrato di ammonio di oltre 2.700 tonnellate conservato nell’hangar 12 del porto dopo esser stato confiscato nel 2013 da una nave: il presidente Michel Aoun ha detto che aver tenuto lì quel materiale senza misure di sicurezza è inaccettabile.

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Il primo ministro Hassan Diab ha promesso che le responsabilità saranno accertate e i responsabili ne pagheranno il prezzo. Testimoni hanno riferito di aver visto una nuvola arancione come quella che appare quando viene rilasciato gas tossico di biossido di azoto dopo un’esplosione che coinvolge nitrati e nel Paese è forte la preoccupazione anche per le tossine presenti ora nell’aria.

Il ministro della salute libanese, Hamad Hasan, consiglia a chiunque possa di andare via da Beirut. Hasan – citato dai media locali – afferma infatti che materiali pericolosi sprigionatisi nell’aria dopo le deflagrazioni potrebbero avere effetti a lungo termine mortali. Le squadre di soccorso stanno cercando oltre 100 persone ritenute disperse. Dichiarato lo stato di emergenza per due settimane mentre la comunità internazionale si mobilita per offrire aiuti. L’esplosione è avvenuta in un momento estremamente delicato in un Paese travolto da una crisi economica disastrosa, con le tensioni di confine che si sono riaccese negli ultimi giorni tra Israele e le milizie filo-iraniane di Hezbollah, e la sentenza del processo, attesa venerdì, per l’uccisione nel 2005 in un attentato a Beirut dell’ex primo ministro Rafic Hariri e altre 21 persone. Gli imputati sono quattro membri dello stesso Hezbollah, tutti latitanti.

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Ciò che è successo a Beirut ricorda Hiroshima e Nagasaki, nulla di simile era mai accaduto in passato in Libano“, ha dichiarato in lacrime il governatore della capitale libanese, Marwan Abboud.

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