In meno di 72 ore sono state raccolte più di 55mila firme. L’obiettivo delle 75mila adesioni è sempre più vicino

L’obiettivo prefissato nel pomeriggio del 15 aprile è 75mila firme. Ma c’è da scommettere che la petizione contro la decisione del governo di costruire una base militare all’interno del parco naturale di San Rossore, in Toscana, raggiungerà presto il goal.

A meno di 72 ore dall’apertura della raccolta firme online, ben 55mila persone avevano deciso di aderire dicendo il loro no alla decisione del governo.

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La base militare di San Rossore

La decisione di costruire una base militare a Coltore, all’interno del Parco regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli è stata resa pubblica il 23 marzo scorso quando un decreto firmato dal premier Mario Draghi è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

La nuova base militare, secondo le intenzioni del governo, dovrà ospitare il quartier generale del gruppo interventi speciali (GIS), del reggimento carabinieri paracadutisti Tuscania e del nucleo cinofili dell’Arma.

La decisione di cementificare un’area protetta ha fatto arrabbiare parecchie persone. In primis il presidente del Parco regionale, Lorenzo Bani. Siamo in un’area protetta, a rischio alluvioni, con un vincolo paesaggistico e un vincolo ambientale. È assurdo fare una nuova base qui, tra l’altro con un notevole consumo di suolo”, le parole di Bani.

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La petizione contro la costruzione della base

Ma ad arrabbiarsi, evidentemente, sono stati anche le decine di migliaia di italiani che hanno deciso di firmare la petizione lanciato sul sito chenge.org.

Si legge nella petizione: “Oltre ad essere contrari allo spirito guerrafondaio che ha animato l’operato di questo governo nell’ultimo mese (come l’aumento delle spese militari mentre si riducono le risorse che avrebbero dovuto invece sostenere i cittadini dopo due disastrosi anni di pandemia), che va contro l’articolo 11 della Costituzione italiana che ripudia la guerra, fra le ragioni del nostro rifiuto radicale ci sono: la missione e gli scopi del PNRR e lo statuto dell’Ente Parco”.

Per il primo punto, i firmatari spiegano che “la trasformazione in base militare di una riserva naturale, che da oltre 40 anni è riconosciuta come area protetta per decisione della Regione e dello stesso Stato, va contro la missione “green” e non ha nulla a che vedere con la vocazione di “resilienza”, ora prontamente sacrificata a esigenze militari”.

“Sul secondo punto – continua il testo – va segnalato che l’Ente Parco, come stabilito dall’articolo 2 dello statuto, ha per finalità la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale. In una fase storica come quella attuale, che assiste alle conseguenze di uno scellerato impatto ambientale, conseguenze trascurate per decenni, è dovere di tutti i cittadini una difesa responsabile delle preziose risorse ambientali di un ecosistema sempre più fragile. Fra le proprietà di parchi e riserve naturali vi sono la regolazione del clima, la mitigazione dei fenomeni idrologici e il mantenimento della biodiversità – tutelata anche dalla Costituzione”.

Per firmare la petizione basta cliccare sul qui.

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