Mentre in Giappone si ricomincia, per la prima volta dopo 17 anni l’Islanda ha sospeso la caccia alle balene per l’estate 2019 perché ritenuta troppo costosa e pericolosa per il turismo.

Non per ragioni morali ma prettamente economiche, si ferma in Islanda la pratica dello sterminio dei cetacei. La caccia alle balene era stata sospesa in Islanda solo durante il 2002 per poi riprendere l’anno successivo in violazione della moratoria della International Whaling Commission.

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La decisione infatti è il risultato di preoccupazioni commerciali: “Il turismo islandese e con esso l’economia nazionale sta precipitando velocemente”.

La zona costiera è ormai priva di pesca, le imbarcazioni dovrebbero spendere troppo per raggiungere quelle aree dove poter cacciare. I pescherecci nell’estate 2019 al posto di sterminare le balene cattureranno quindi cetrioli di mare.

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La radio islandese “RUV” ha annunciato che la Hvalur, l’unica compagnia esportatrice di balene in Giappone, non arpionerà più i grandi cetacei a causa delle difficili condizioni di mercato.

Nel frattempo il Giappone sta per riaprire regolarmente la stagione della caccia alle balene, nonostante la richiesta di un passo indietro venuta dal summit del G20.

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Una flotta di baleniere è pronta a riprendere il mare dal primo luglio dalle regioni dell’Hokkaido e di Aomori, entrambe con porti equipaggiati per la pesca ai cetacei. Il governo di Tokyo ha dovuto dichiarare di avere interrotto la caccia alle balene per scopi commerciali nel 1982, in ottemperanza alla moratoria adottata dall’IWC, ma dal 1987 le imbarcazioni nipponiche hanno ripreso a sopprimere piccole quote di balene per questioni che il governo definisce ‘legate alla ricerca scientifica’.

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