Balene, 5 domande e 5 risposte sulla ripresa della caccia in Giappone

Il primo luglio in Giappone si è riaperta ufficialmente dopo 31 anni la caccia alle balene “per motivi commerciali”, voluta fortemente dal Primo Ministro Shinzo Abe. In molti si chiedono perché il Giappone continui con questa pratica che non ha alcun riscontro commerciale e che provoca un forte risentimento da parte degli animalisti di tutto il mondo. Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

 

1) Quando e come il Giappone ha riaperto la caccia alle balene?

Nel dicembre 2018 il Giappone annunciava ufficialmente il suo abbandono dell’ International Whaling Commition (ICW), confermando in questo modo l’intenzione di riaprire la caccia alle balene a scopo commerciale, dopo che per 31 anni l’uccisione in acque territoriali era limitata a scopi scientifici.

 

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Nel 1986, infatti, la ICW aveva imposto una quota massima di cetacei cacciati e solo per motivazioni puramente scientifiche, bando atto ad evitare il rischio di estinzione delle balene. Naturalmente  la motivazione “scientifica” era puramente di facciata, in quanto negli anni la carne di balena ha continuato a essere disponibile nei ristoranti e nei supermercati giapponesi.

Anche quando la Corte Internazionale di Giustizia ha proibito nel 2014 la caccia scopo scientifico, le baleniere giapponesi hanno continuato ad operare indisturbate.

2) Quante balene vengono uccise in Giappone?

Il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca ha imposto un massimo di 227 cetacei uccisi dal primo luglio fino alla fine dell’anno. Le baleniere giapponesi hanno ucciso 596 balene nelle stagioni di caccia 2017 e 2018, secondo la ICW, principalmente nella zona Antartica e nel Nord Pacifico

3) Quali specie di balene vengono cacciate?

I 227 capi sono suddivisi in 150 balenottere di Eden (Bryde Whale), 52 balenotteri minori (Minke Whale) – le più comuni- e 25 balenottere boreali (Sei Whale). Di queste 3 specie solo le balenottere boreali sono segnalate come in pericolo di estinzione.

4) Quali altre nazioni cacciano le balene?

Al momento oltre al Giappone le balene sono cacciate per motivi commerciali solo in Danimarca e Norvegia. Fino a pochi mesi fa anche l’Islanda era inserita in questa lista ma ha recentemente deciso di abbandonare la caccia – anche se i motivi sono puramente commerciali e non ideologici o animalisti.

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5) Ma perché il Giappone pratica ancora la caccia alle balene?

Partiamo da un presupposto: al Giappone questa pratica non conviene per niente. Tutto il mercato della vendita al dettaglio della carne di balena è in calo dal 1960 e ormai l’industria si tiene in vita solo grazie ai sussidi statali – si calcola che il Ministero della Pesca giapponese abbia speso 463 milioni di dollari in sussidi verso l’industria baleniera nel solo anno fiscale 2019.

La motivazione quindi non può essere economica, ma va trovata in una singola parola, che poi è la base della cultura giapponese.

Orgoglio.

Semplicemente, i giapponesi vedono nella caccia alle balene un fondamento delle tradizioni del paese, essendo presente già dall’epoca feudale. Si potrebbe scrivere un articolo di 10mila parole su un paese che è sia ospitale e gentile ma allo stesso tempo si considera la miglior nazione del mondo – la terra dove il sole nasce, il Rising Sun della bandiera imperialista. Aggiungete il nazionalismo all’orgoglio tipico del paese e si capisce come il Giappone rifiuti in maniera testarda e immutabile quello che vede come un’infiltrazione dei gaijin – gli stranieri, usato in modo fortemente dispregiativo – nella cultura millenaria del paese.

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Ancora un’altra domanda. 

6) Ma allora la caccia alle balene in Giappone non finirà mai?

Non è detto. La risposta al punto 5 riguarda una/due generazioni di giapponesi, i figli- e i figli dei figli-  della Guerra, la classe dirigente attuale e degli ultimi 30 anni, che ancora ricordano quando il Giappone era un Impero. Ma sotto di loro sta nascendo una generazione di giovani e meno giovani che sono più aperti verso l’occidente, che studiano l’inglese, che si trasferiscono all’estero, che comprendono che il rispetto delle tradizioni non significa la chiusura totale. Quando questi giovani saranno la nuova classe dirigente giapponese, magari qualcosa potrà cambiare.

Sperando che per allora ci siano ancora balene da salvare.

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