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Aviaria, nuovi focolai in tutta Italia. “Evitare il salto di specie, per l’uomo è letale”

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Aviaria, non solo Ostia Antica: sono diverse decine i focolai accertati in tutta Italia nelle ultime ore. L’infettivologo Massimo Andreoni lancia l’allarme.

Influenza aviaria, non c’è solo il caso di Ostia Antica. Sono diverse decine i focolai accertati in tutta Italia nelle ultime ore. In provincia di Ferrara, dove alcuni casi erano già stati individuati meno di un mese fa, è scattato il sequestro precauzionale di quasi 50mila tacchini da un allevamento di Lagosanto che fa parte del gruppo Amadori. Il ceppo del virus è del tipo A H5N1, con un livello che viene definito di bassa patogenicità. Già attivate tutte le misure di sicurezza e monitoraggio, con un’ordinanza comunale. Preoccupazione anche in provincia di Verona, dove in alcuni allevamenti avicoli sono stati riscontrati una ventina di focolai, con centinaia di migliaia di animali interessati.

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Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario al Policlinico Tor Vergata, lancia l’allarme parlando con l’AdnKronos. “Dobbiamo assolutamente scongiurare il salto di specie, l’H5N1 nell’uomo ha una letalità fino al 50% e l’H7N9 fino al 30%. Fino ad oggi non sono stati accertati passaggi interumani, ma solo dal contatto diretto tra gli animali malati e l’uomo, dobbiamo stare attenti a questi patogeni così letali per l’essere umano” – le parole del professor Andreoni – “Il monitoraggio e i controlli sono fondamentali e non vanno fatti solo negli allevamenti, ma anche nelle specie selvatiche. Al momento non abbiamo dati che facciano pensare ad una maggiore frequenza di focolai di aviaria rispetto al passato, ma dobbiamo stare attenti: il virus può sempre mutare per adattarsi ed acquisire la capacità di trasmettersi anche da uomo e uomo“.

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Carla Rocchi ha commentato i recenti focolai di aviaria chiedendo un freno immediato agli allevamenti intensivi. “Gli animali da anni sono allevati in capannoni e non all’aperto, imbottiti di antibiotici e tenuti in condizioni pessime poi ci stupiamo dell’esplosione dei virus? Poi magari partono gli indennizzi per l’abbattimento di polli, è una follia collettiva” – spiega la presidente dell’Enpa – “Per evitare le epidemie occorre puntare ad una alimentazione sostenibile, riducendo il consumo di carne al massimo due volte a settimana. Come sempre, le prime vittime di una domanda insensata di consumo e di una gestione umana irresponsabile sono gli animali“.

Del caso ha parlato anche Rita Corboli, delegata dell’Oipa di Roma. “Lo stress che gli animali subiscono, specie negli allevamenti intensivi, producono un abbassamento delle difese immunitaria e di conseguenza sono più soggetti ai virus. Servono più controlli delle Asl veterinarie sugli allevamenti. Il nostro Pianeta, con queste epidemie, ci sta dando dei forti segnali: per colpa dell’uomo vengono uccisi animali, anche sani. Dobbiamo fare scelte più etiche, verso un’alimentazione vegetariana o vegana” – le parole di Rita Corboli all’AdnKronos – “Da sempre chiediamo lo stop agli allevamenti intensivi e una riduzione del consumo di uova. Gli allevamenti non spariranno dall’oggi al domani, servono controlli anche su quelli domestici. Se l’animale sta male, la malattia arriva inevitabilmente“.

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