L’aumento nel corso dello scorso anno, a livello mondiale, è stato del +465%.

Influenza aviaria, l’allarme si fa concreto anche per l’uomo. Nel 2021, in tutto il mondo, sono stati rilevati 14 milioni di casi (più dei cinque anni precedenti messi insieme) e 61,4 milioni gli uccelli morti, uccisi dal virus o abbattuti per limitare la diffusione dell’epidemia. Secondo i dati dell’Oms, nel 2021, rispetto all’anno precedente, i casi sono aumentati del 462% e i decessi del 150%.

Aviaria, primo caso in Europa di un uomo infettato dal virus

Gli esperti, visto l’aumento esponenziale dei casi, spiegano che inevitabilmente aumenta anche il rischio di contagio nell’uomo. L’aumento dei casi, tra l’altro, non è da imputare ad un migliore sistema di rilevamento. Dal 2005 a oggi ci sono stati 2.500 casi di contagio nell’uomo accertati ufficialmente. Le infezioni da influenza aviaria sono state 2,6 milioni tra il 2005 e il 2009; dal 2010 al 2015 il numero è salito a 5 milioni; nei cinque anni successivi l’aumento è arrivato a 11,9 milioni. L’impennata si è confermata anche nel biennio 2020-2021: 2,5 milioni solo nel primo anno, 14 milioni nel secondo. I casi di infezione nell’uomo avvengono solitamente in persone che lavorano a stretto contatto con il pollame, ma con l’impennata di casi anche questo rischio circoscritto aumenta.

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