Una sentenza che fa discutere, quella che ha accolto il ricorso di una ministra decisamente poco ambientalista.

Una ministra dell’Ambiente poco ambientalista, l’australiana Sussan Ley. Al punto che otto giovanissimi studenti e un’anziana suora avevano fatto ricorso contro la sua decisione di espandere una miniera di carbone nell’entroterra di Sydney. Il tribunale, nel maggio scorso, aveva dato ragione ai ricorrenti, spiegando che “chi deve gestire l’Ambiente ha il dovere di proteggere le future generazioni dalla crisi climatica e che un’estensione della miniera avrebbe causato il rilascio di 100 milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera“.

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La ministra dell’Ambiente dell’Australia, però, aveva presentato un ricorso contro la sentenza e la stessa Corte federale le ha dato ragione, spiegando che “non è obbligata a valutare il danno che il cambiamento climatico infliggerebbe ai più giovani nel considerare l’approvazione di nuovi progetti di combustibili fossili“. Una sentenza che farà sicuramente discutere, anche perché gli investimenti dell’Australia nel carbone non sono certo un mistero.

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Gli studenti, appena adolescenti, che avevano fatto causa alla ministra si erano conosciuti durante uno sciopero per il clima dei Fridays for Future. Insieme a loro, nell’azione legale, c’era anche Brigid Arthur, 87enne suora dalla spiccata attenzione per i temi sociali. Non è escluso che ci possa essere un nuovo ricorso, all’Alta Corte. E i ragazzi promettono battaglia. “Questa sentenza non ci scoraggia nella nostra lotta per un futuro sicuro, né cambia l’obbligo morale della ministra di intervenire sul cambiamento climatico” – ha spiegato la 17enne Anj Sharma, leader del gruppo – “Non cambia la scienza. Non estingue gli incendi o ferma le alluvioni. Non fermerà la nostra azione per la giustizia climatica“.

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