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Australia, indagini in corso sulle cause della devastante stagione degli incendi

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La Royal Commission indagherà per sei mesi per scoprire le cause della stagione degli incendi che ha colpito l’Australia da settembre 2019 a febbraio 2020.

L’Australia ha dato il via alle prime udienze per indagare sulle cause che hanno portato alla devastante stagione degli incendi che ha distrutto 2,500 abitazioni, causato la morte di 33 persone e bruciato un’area grande quanto la Corea del Sud.

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Alimentati da tre anni di siccità, che gli esperti attribuiscono ai cambiamenti climatici, centinaia di incendi hanno colpito la costa orientale australiana per mesi, prima di essere domati completamente a febbraio 2020. Il Primo Ministro Scott Morrison ha spiegato che la Royal Commission indagherà per sei mesi sul livello di preparazione in vista di futuri incendi e sul bisogno di eventuali modifiche alle leggi per chiarire chi sia il responsabile della supervisione delle attività di emergenza.

 

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L’udienza di due settimane della Royal Commission, che verrà portata avanti online a causa dell’emergenza coronavirus, è iniziata con un focus sui cambiamenti climatici e i rischi dei disastri naturali. Secondo le stime di AccuWeather il danno economico causato dagli incendi è di circa 110 miliardi di dollari. Inoltre, milioni di persone sono state esposte per mesi ai fumi degli incendi e ad una scarsa qualità dell’aria. Lo Stato maggiormente colpito dalle fiamme è stato il New South Wales con circa 5,5 milioni di ettari bruciati, un’area equivalente al 6% del territorio. Le fiamme hanno anche distrutto 2,448 abitazioni e causato la morte di molte persone, tra cui tre pompieri volontari del NSW Rural Fire Service e tre pompieri statunitensi.

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Secondo le accuse il governo Morrison avrebbe dovuto prendere ulteriori provvedimenti per contrastare i cambiamenti climatici, che secondo gli esperti hanno aggravato la situazione. Morrison è anche stato criticato per essere andato in vacanza alle Hawaii durante la crisi.

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