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Australia, per il governo non esiste un legame tra gli incendi e i cambiamenti climatici

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Nonostante l’Australia continui a bruciare, il governo continua a negare l’esistenza di un legame tra i cambiamenti climatici e gli incendi, sostenendo che il paese non debba ridurre le proprie emissioni.

Il governo australiano è estremamente fermo nella convinzione che non esista un legame diretto tra i cambiamenti climatici e gli incendi che stanno devastando il paese nonostante il parere degli scienziati, la rabbia dell’opinione pubblica e il travaglio delle vittime. Il Primo Ministro Scott Morrison e Angus Taylor, Ministro dell’energia, sostengono che l’Australia non abbia bisogno di ridurre drasticamente le emissioni per limitare il riscaldamento globale, nonostante i tre anni consecutivi di siccità e di roghi. Invece sostengono che l’Australia, che contribuisce all’1,3% delle emissioni mondiali ma è il secondo più grande emittente pro capite dopo gli USA, dovrebbe essere ricompensata per aver raggiunto gli obiettivi legati alle emissioni entro il 2020.

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“Quando si parla di ridurre le proprie emissioni, l’Australia deve e sta facendo la propria parte ma i roghi sono una cosa che dovrebbe unire non dividere” ha detto il Ministro Taylor in un centro di accoglienza nel New South Wales. Ulteriori sforzi per ridurre le emissioni potrebbero mettere a rischio l’economia secondo il governo, in particolare intaccando l’esportazione di gas e carbone. Lo scorso anno il paese ha superato il Qatar come primo esportatore di gas liquefatto al mondo. “In molti paesi non è accettabile ridurre le emissioni al punto da aumentare il costo della vita, distruggere i posti di lavoro, diminuire le entrate e danneggiare la crescita” ha scritto il Ministro al giornale The Australian “è questo il motivo per cui non appoggeremo gli obiettivi dell’opposizione che consistono in una tassa sull’energia, indipendentemente da quale nome gli venga affibbiato”. Taylor non ha spiegato però in che modo ridurre le emissioni porterebbe ad un aumento del costo della vita.

Gli australiani si sono lamentati che a causa di una politica energetica carente, i prezzi dell’energia sono aumentati negli ultimi anni andando a pesare sulle spese delle famiglie, nonostante i produttori si stiano gradualmente spostando verso fonti rinnovabili più convenienti. La dichiarazione di Taylor è giunta in risposta alle critiche che l’Australia ha ricevuto al COP25 di Madrid per aver bloccato i piani ambiziosi della riduzione delle emissioni. Secondo gli ambientalisti l’Australia potrebbe raggiungere i suoi obiettivi sulle emissioni solamente includendo i vecchi crediti di carbonio che il governo pensa di conteggiare dal protocollo di Kyoto del 1992.

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Gli scienziati sostengono che i cambiamenti climatici siano un fattore chiave negli incendi: “Le temperature elevate sono uno dei fattori chiave quando si parla dell’intensità, della diffusione e della vastità delle fiamme. E l’Australia ha appena raggiunto il record per le temperature” ha spiegato Mark Howden, direttore del Climate Change Institute all’Australian National University. La distruzione delle foreste a causa delle fiamme rischia di essere un doppio pericolo per l’ambiente perché oltre a produrre emissioni di carbonio, vengono bruciate le piante che hanno il ruolo di assorbire queste emissioni secondo David Holmes, direttore del Monash University Climate Change Communication Research Hub. Gli incendi in Australia da settembre hanno prodotto 350 millioni di tonnellate di diossido di carbonio, circa due terzi delle emissioni annuali del paese per Pep Canadell, direttore del Global Carbon Project, che si è basato sui dati dei satelliti della NASA.

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Anthony Albanese, leader del partito labourista, a novembre ha scritto una lettera al Primo Ministro per prepararsi a combattere e prevenire i disastri degli incendi. “La stagione degli incendi sta iniziando prima e finirà più tardi e sappiamo tutti che a causa dei cambiamenti climatici gli eventi catastrofici legati al meteo aumenteranno” ha scritto Albanese il 24 novembre 2019, in una lettera postata su Twitter.

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