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Australia, NOPSEMA denunciata per le licenze petrolifere nella Grande Baia Australiana

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The Wilderness Society ha citato in giudizio NOPSEMA per aver concesso la licenza di estrazione alla compagnia Equinor nella Grande Baia Australiana.

The Wilderness Society ha intenzione di portare davanti alla Corte Federale la National Offshore Petroleum Safety and Environmental Management Authority NOPSEMA, l’autorità che si occupa delle licenze petrolifere, dopo che questa ha approvato la concessione alla compagnia petrolifera norvegese Equinor per trivellare nella Grande Baia Australiana. L’accusa è che Equinor non abbia consultato le parti rilevanti nella presentazione del proprio progetto, requisito necessario per ottenere la licenza.

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Equinor, la cui maggioranza è controllata dal governo norvegese, ha intenzione di trivellare a 372 km a sud della costa Nullarbor nell’Australia Meridionale. La concessione rilasciata a dicembre permetterà alla compagnia di trivellare per 60 giorni tra Novembre ed Aprile 2020-2021 o nello stesso periodo tra il 2021 e il 2022. La trivellazione nella baia è fortemente criticata dai gruppi ambientalisti preoccupati di un eventuale catastrofe dovuta alla fuoriuscita di petrolio. L’approvazione della concessione di NOPSEMA ha richiesto otto mesi di lavoro nei quali l’autorità ha revisionato più di 30,000 richieste e ha chiesto due volte ad Equinor di modificare o rivedere i propri piani. La compagnia petrolifera intende utilizzare una piattaforma mobile di trivellazione supportata da tre navi e due elicotteri.

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The Wilderness Society fa parte della Great Australian Bight Alliance, un gruppo di organizzazioni ambientaliste di cui fa parte anche la tribù indigena dei Mirning, che vive nelle lande ad sud-est dell’Australia Occidentale. Annunciando la volontà di portare il caso in tribunale, Wilderness Society ha spiegato che Equinor si è rifiutata di consultarsi formalmente “con l’organizzazione, i gruppi indigeni e i governi locali. Il precedente creato dall’approvazione del progetto di Equinor da parte di NOPSEMA permetterà in futuro alle compagnie di non tenere conto dei gruppi ambientali e dei governi quando coinvolti in decisioni di questo tipo. E’ un precedente che non possiamo accettare in questo paese“. ha spiegato il direttore Wilderness Society SA Peter Owen. Una portavoce di Equinor ha commentato “non è appropriato per Equinor rispondere di materie legali prima del giudizio della corte”. Nicholas Page, portavoce di NOPSEMA ha spiegato che l’autorità “non è nella posizione di fornire ulteriori commenti sull’azione legale in questo momento”.

 

Bunna Lawrie, anziano della tribù Mirning, ha spiegato che la sua gente non è stata consultata sulle trivellazioni, aggiungendo che lui e i suoi antenati “si sono presi cura delle balene e del mare per oltre 50,000 anni. Non ci sono state consultazioni con gli anziani dei Mirning, è molto irrispettoso. Non abbiano dato il nostro permesso e non daremo il nostro consenso a chiunque voglia fare quello che vogliono fare qui”. Respingendo la bozza iniziale di Equinor di giugno, NOPSEMA ha chiesto alla compagnia di fornire più informazioni riguardo al motivo per cui non hanno considerato le organizzazioni come Wilderness Society, Sea Shepherd Australia, i gruppi indigeni Mirning e Ngarrindjeri o Adventure Bay Charters tra le parti da consultare.

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Equinor ha fatto sapere di aver incontrato i gruppi indigeni di Barngarla, Narungga, Nauo e Wirangu prima di presentare l’ultimo piano ambientale. Tuttavia, la compagnia sostiene che i gruppi Mirning e Ngarrindjeri “non si sono definiti parti rilevanti del processo decisionale”, un’asserzione rigettata da NOPSEMA,  “Questa non può essere considerata una ragione sufficiente per determinare che le tribù Mirning e Ngarrindjeri non sia gruppi rilevanti e inoltre non è il caso dei Ngarrindjeri” ha commentato NOSPEMA a novembre, prima di fornire l’approvazione ambientale nel mese successivo.

 

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