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Australia, incendi dolosi o cambiamento climatico? Ecco la vera causa

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Se sono state arrestate delle persone per aver appiccato gli incendi in Australia cosa c’entra allora il cambiamento climatico? Questa è una tra le domande che molti si pongono leggendo le notizie relative ai grandi incendi che nelle ultime settimane stanno devastando l’Australia. Facciamo chiarezza.

Le fiamme continuano a distruggere l’Australia, un’emergenza senza sosta. Ma cosa ha provocato tutto questo? Molte delle notizie che circolano confondono e non sono corrette, spostano l’attenzione dalla vera causa di questo disastro ambientale, ovvero il cambiamento climatico, come spiegano gli esperti.

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Giorgio Vacchiano, ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano, spiega chein Australia, metà delle accensioni sono causate da fulmini, e metà dall’uomo per cause sia colpose che dolose (in Italia invece il 95 per cento ha cause antropiche, prevalentemente colpose). Gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate, dove è meno probabile che arrivino le attività umane”.

La notizia sui piromani arrestati per aver appiccato gli incendi, come specifica in un post sulla sua pagina Facebook lo stesso Vacchiano, è stata infatti smentita. Il numero reale di persone arrestate per aver acceso deliberatamente gli incendi è di 24, mentre il numero di 183 persone che è circolato online riguarda anche coloro accusati, ma non arrestati, per aver gettato mozziconi di sigarette accesi, utilizzato fuochi d’artificio o aver violato il divieto totale di accensione di fuochi imposto più volte negli scorsi mesi.

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“Secondo Ross Bradstock, dell’Università di Wollongong, un singolo incendio causato da fulmine (il Gospers Mountain Fire) ha già percorso da ottobre a oggi oltre 500.000 ettari di bush, e potrebbe essere il più grande incendio mai registrato nel mondo in tempi storici – spiega Vacchiano.

Il 2019 è stato in Australia l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 a oggi. Nell’ultimo anno le temperature medie sono state 1,5 gradi più alte rispetto alla media 1961-1990, le massime oltre 2°C in più, ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente.

Un’ondata di calore terrestre e marino ha fatto registrare nel paese temperature record a dicembre (42°C di media nazionale, con punte di 49), mentre la siccità si protrae ormai da ben due anni. – spiega il ricercatore –  Quando l’aria è calda e secca, la vegetazione perde rapidamente acqua per evaporazione e si dissecca. Più la siccità è prolungata, più grandi sono le dimensioni delle parti vegetali che si seccano. Quando anche le parti più grandi (fusti e rami) perdono acqua, cosa che avviene molto raramente, gli incendi possono durare più a lungo proprio come in un caminetto: i “pezzi” piccoli sono quelli che fanno accendere il fuoco, e quelli grandi sono quelli che bruciano per più tempo”.

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L’attività umana ha a che fare con tutto quello che sta accadendo, non c’è alcun dubbio, ed è questa ad alimentare e causare il cambiamento climatico.  

Spesso gli incendi forestali hanno una componente di dolosità dovuta a bravate, squilibrati o interessi economici locali. I cambiamenti climatici, anch’essi frutto dello zampino umano, hanno però un ruolo fondamentale in quanto predispongono le condizioni di infiammabilità della biomassa forestale. – spiega il climatologo Luca Mercalli su Il Fatto Quotidiano –  In sostanza, un bosco non prende fuoco quando e come vogliamo noi: se c’è sufficiente umidità della lettiera (l’insieme di foglie e rami morti), se ha piovuto a sufficienza nei mesi precedenti, se non fa troppo caldo, se non c’è vento, gli inneschi dei focolai si estinguono da sé oppure il fuoco si propaga lentamente ea fatica, permettendo un efficace spegnimento. Quando invece la siccità è anomala e la temperatura è attorno ai 40 gradi con picchi di 50 tutta la biomassa si asciuga al punto da diventare estremamente vulnerabile al minimo innesco, incendiandosi come benzina con rapidissima propagazione

Il riscaldamento globale dunque non fa altro che allungare il periodo in cui le foreste sono vulnerabili al fuoco, da qualsiasi causa esso provenga, naturale, colposa o dolosa, ed estenderlo anche a zone che normalmente non sarebbero esposte perché troppo umide”, continua Mercalli.

Come si può risolvere questa emergenza?Solo l’abbassamento delle temperature e l’arrivo di piogge abbondanti sarebbero in grado di far rientrare l’emergenza, ma l’estate australe durerà ancora un buon paio di mesi e il cambiamento climatico la rende più calda e secca”, spiega il climatologo.

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Sembra che stia accadendo tutto così lontano da noi ma questa emergenza climatica ha messo in ginocchio quest’anno anche il nostro paese con altri eventi estremi. Nulla toglie che potrebbero vivere la stessa emergenza perché il cambiamento climatico è già in atto e se i primi ad ignorarlo, come nel caso dell’Australia, sono le persone che governano, la situazione diventa ancora più pericolosa e grave.

Infatti il governo australiano è estremamente fermo nella convinzione che non esista un legame diretto tra i cambiamenti climatici e gli incendi che stanno devastando il paese nonostante il parere degli scienziati, la rabbia dell’opinione pubblica e il travaglio delle vittime. Il Primo Ministro Scott Morrison e Angus Taylor, Ministro dell’energia, sostengono che l’Australia non abbia bisogno di ridurre drasticamente le emissioni per limitare il riscaldamento globale, nonostante i tre anni consecutivi di siccità e di roghi.

Australia, per il governo non esiste un legame tra gli incendi e i cambiamenti climatici

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