Le immagini dell’Australia in fiamme hanno fatto il giro del mondo e le fake news sono iniziate subito a circolare. Secondo gli esperti queste notizie false rischiano di causare danni simili a quelli dei roghi.

Mentre le fiamme continuano a diffondersi in Australia, le fake news dilagano sui social alla stessa velocità e rischiano di causare gli stessi danni. Centinaia di foto di sopravvissuti e mappe dei roghi completamente inaccurate sono state diffuse online, anche da celebrità con molto seguito.

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Mentre le autorità sul campo combattono i roghi, un’indagine di ABC ha rivelato una battaglia molto diversa che si svolge sui social. Il primo caso riguarda l’hashtag #ArsonEmergency, emergenza piromani, diffuso via Twitter. Il Dottor Timothy Graham del Queensland University of Technology ha analizzato un campione di 315 account che hanno postato l’hashtag, sostenendo che circa un terzo di questi ha mostrato comportamenti finti e automatici .Secondo il ricercatore l’argomento sembra attrar un numero elevato di account di bot e troll sui social.


ABC ha scoperto che alcuni account considerati sospetti stavano diffondendo la notizia assolutamente falsa che gli incendi dolosi fossero la causa della disastrosa stagione degli incendi nel paese. In un gran numero di tweet erano presenti delle immagini di forze dell’ordine che svolgevano arresti assolutamente estrapolati da questo contesto e in cui si leggeva che 200 piromani erano stati arrestati nel New South Wales.

Il numero reale di persone arrestate per aver acceso deliberatamente gli incendi è di 24, mentre il numero di 183 persone che è circolato online riguarda anche coloro accusati, ma non arrestati, per aver gettato mozziconi di sigarette accesi, utilizzato fuochi d’artificio o aver violato il divieto totale di accensione di fuochi imposto più volte negli scorsi mesi. La notizia falsa però ha fatto il giro del web e anche i quotidiani più importanti si sono dovuti scusare per aver diffuso dati non corretti.

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Un articolo postato da uno cittadino statunitense di estrema destra è andato oltre, sostenendo che la sinistra ecoterrorista sia responsabile per le fiamme. L’articolo è stato condiviso circa 100,000 volte tra Facebook, Twitter e Reddit ed ha raggiunto un potenziale di circa 2.8 milioni di utenti, molti di più di quanti ne raggiunge una notizia vera. Inoltre non ci sono dati precisi per Instragram e le app di messagistica come Telegram e Whatsapp, il che vuol dire che il post potrebbe aver raggiunto molti più utenti. Il Dr Graham ha spiegato che la disinformazione sui social su argomenti come i piromani è molto complessa perché spesso contiene “un granello di verità”: “La verità è che questi articoli non cambiano l’opinione delle persone sugli incendi o sulla loro origine, ma generano discordia ed alimentano le tensioni già esistenti su temi di natura politica”.

Nonostante il ruolo che i bots abbiano nell’amplificare la disinformazione sui roghi, secondo John Macgowan, consulente politico legato in passato al Partito Liberale, sono in realtà i veri utenti i maggiori responsabili per la diffusione di queste notizie. Nonostante i bot siano molto comuni negli USA ed in Europa, l’Australia non sembra essere mercato per coloro che cercano di influenzare le campagne politiche in questo modo. Secondo lui le reti di bot, il processo necessario per utilizzare almeno 100,000 bot contemporaneamente, non funzionano in Australia, dove la popolazione non è così elevata: “Lo scopo delle campagne politiche è ottenere voti e non si ottengono voti grazie ai bot. La domanda da porsi è, si tratta solamente di un gruppo di persone arrabbiate o è qualcosa di più orchestrato?”.

Secondo Macgowan la disinformazione online in Australia è causata maggiormente dalle persone. Il Dr Andrea Carson, esperto di comunicazione politica a La Trobe University, ha spiegato che le emergenze come i roghi scatenano le emozioni delle persone e rende pericolosa la diffusione delle proprie opinioni sui social: “Data la natura della disinformazione, questa può diffondersi più velocemente dei roghi. Alcune informazioni contengono fatti misurabili mentre altre contengono giudizi soggettivi, e non si possono controllare le informazioni che contengono giudizi personali”.

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Piattaforme come Twitter e Facebook permettono agli utenti di diffondere fake news o falsi contenuti. Gli esperti consigliano di seguire solamente fonti di stampa affidabili, cercare riscontro su più risorse ed evitare di condividere contenuti senza un’origine nota.

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