Animali

Australia, il Governo non considera più le specie a rischio nelle leggi ambientali

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Il Governo australiano non considera ormai da anni i pericoli per le specie a rischio nelle leggi ambientali, mentre i piani per gestire le minacce già esistenti sono spesso obsoleti o in ritardo.

Stando ad un documento del Dipartimento dell’ambiente, visibile grazie alla legge sulla libertà d’informazione, il Governo federale australiano non sta più valutando quelli vengono definiti “pericoli chiave”, ossia le maggiori minacce alla sopravvivenza della fauna selvatica. Secondo i conservazionisti questa decisione sottolinea la natura controversa del tema ambientale in Australia, dove la protezione della fauna viene considerata come facoltativa dal governo.

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L’ Environment Protection and Biodiversity Act (EPBA) elenca quelle minacce che spingono piante e animali autoctoni verso l’estinzione: quando una minaccia entra a far parte della lista spetta al Dipartimento dell’ambiente decidere il piano da adottare per eliminare la minaccia o ridurne l’impatto. La legge attualmente è in fase di revisione ma le tempistiche sono molto lunghe e secondo alcune critiche la legge non è in grado di proteggere correttamente le specie dall’estinzione. Inoltre, stando ad un documento informativo del 2019 il Dipartimento ha smesso di raccomandare al comitato scientifico delle specie minacciate di valutare le nuove minacce da inserire nell’elenco. Tra le ragioni anche il numero limitato di risorse. Il documento sostiene che questi processi chiave abbiano “un’influenza normativa limitata”, una scarsa efficienza, e che il dipartimento abbia una capacità limitata di supportarne le valutazioni.  “L’assenza di risorse non è una scusa accettabile, considerando che per affrontare queste minacce c’è bisogno di un budget irrisorio” ha spiegato Evan Quartemain di Human Society InternationalIdentificare e affrontare le minacce alla natura è una pietra miliare del processo decisionale di pianificazione e conservazione e non un lusso“.

Delle 21 minacce più pericolose solamente 3 sono state inserite nella lista nell’ultimo decennio e l’ultimo inserimento risale al 2014. Possono volerci anni affinché uno dei pericoli venga inserito in questa lista e la decisione è soggetta alla discrezione del ministero. L’unica grande minaccia attualmente in fase di valutazione, “incendi che causano il declino della biodiversità”, è stata inserita nella lista nel 2008 ma è rimasta incompleta per 12 anni, sebbene secondo le scadenze sarebbe dovuta essere pronta per agosto 2013. A questa minaccia fanno riferimenti i cambiamenti nella scala e nella frequenza degli incendi a causa dell’influenza umana. “Ancora non la considerano come minaccia, figuriamoci se fanno qualcosa a riguardo” ha spiegato Andrex Cox, a capo di Invasive Species Council. A dodici anni dal suo inserimento, questa valutazione è in fase di lavorazione ma il Dipartimento non ha spiegato i motivi di questo straordinario ritardo.

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Le organizzazioni ambientali hanno sottolineato più volte la debolezza di questo sistema di valutazione e delle revisioni dell’EPBC. Tra i problemi anche il fatto che quando il dipartimento parla di “influenza normativa limitata” non fa riferimento a minacce su scala nazionale e di conseguenza il ministro non è costretto a considerarle quando deve prendere decisioni sui progetti. Gli unici piani ad essere legalmente vincolanti sono quelli sulla riduzione delle minacce. Laddove esiste un piano del genere, il ministro non può prendere alcuna decisione di approvazione incompatibile con tale piano. Delle 21 minacce maggiori 6, tra le quali i cambiamenti climatici, non dispongono di piani di riduzione delle minacce mentre altri non vengono aggiornati da oltre dieci anni. Inoltre, non ci sono modi per sapere se un piano venga rispettato o implementato. Secondo Cox ci sono alcune eccezioni ma di base il sistema è “inefficiente e disfunzionale”: “Non guardiamo profondamente a quello che causa il declino e non combattiamo il declino alla sua fonte. E questo non riguarda solamente le specie a rischio ma anche quelle in salute. Perché se non affrontiamo il problema correttamente, il rischio è che sempre più specie vengano minacciate”.

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L’ Invasive Species Council ha incluso 22 raccomandazioni nella presentazione della revisione dell’EPBC; tra queste l’inclusione di un elenco di minacce da considerare come questioni di rilevanza nazionale. Anche il comitato scientifico per le specie a rischio ha fatto raccomandazioni simili, chiedendo che alcune minacce come quelle delle specie invasive vengano affrontate a livello nazionale. Helene Marsh, a capo del comitato, sostiene che per alcuni punti l’EPBC sia piuttosto lungimirante rispetto ad altri paesi, perché considera direttamente le minacce e non le specie a rischio: “Pensiamo che questa sia una buona soluzione ma che attualmente non funzioni come dovrebbe. Ci piacerebbe vedere queste minacce affrontate con soluzioni univoche e coordinate”.

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