Roma. C’è qualcuno che in Italia può sfidare Trump? Adesso lo sappiamo è Attilio Fontana, ex sindaco di Varese, un uomo che aveva fatto così bene nei suoi due mandati da sindaco, che al suo posto è stato eletto Davide Galimberti primo sindaco del centrosinistra dagli anni Cinquanta.

Attilio Fontana è stato imposto da Salvini, con Berlusconi molto riluttante, come candidato al governo regionale dopo le velenose dimissioni di Roberto Maroni (“Sono stato trattato con metodi staliniani da chi pensa che la politica sia solo marketing”) .

Alla prima uscita pubblica abbiamo capito chi sia questo collaudato parvenu della politica capace di collezionare incarichi prestigiosi nella Lega e dintorni, senza mai emergere a livello nazionale.

Un uomo che viene presentato come “avveduto” quindi “conciliante”, addirittura capace “di parlare anche a sinistra”, ma che dalla sua unica nota (stonata) emersa fin qui su di lui avrebbe dovuto tratteggiarlo per quel che è effettivamente.

In una intervista alla Provincia di Varese del 2015 ci regalò un illuminante perla del suo esile repertorio quando si disse “preoccupato” per l’arrivo di una decina di richiedenti asilo in città: “Siamo invasi. Sono come delle truppe che avanzano senza trovare resistenza alcuna”.

Liliam Thuram, ex grande di Juventus e nazionale francese con i cui colori vinse i mondiali del 1998, ammonisce che proprio il vero razzista difficilmente si accorge di esserlo. Perché è un sentimento talmente radicato nel profondo del suo cuore e della sua cultura che quando questo afflato bestiale improvvisamente emerge, neanche se ne accorge. Addirittura quasi se ne stupisce.

E come ha fatto ieri Donald Trump, che dopo aver etichettato come dei “cessi” gli emigranti che provengono da Centroamerica, è corso subito a fare pubblica ammenda, chiedendo scusa, affermando che si è trattato di un malinteso, di un errore. “E che non sono un razzista. Credetemi”.

E quindi ieri alla prima uscita radiofonica, quando si sa, senza un vero contraddittorio, la lingua vola e le idee si confondono, parlando a Radio Padania ecco emergere il vero Attilio Fontana“Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma è questione di essere logici, di essere razionali. Non possiamo, ha sostenuto l’ex sindaco di Varese, perché tutti qui non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata”.

Quindi, l’emigrazione come guerra epocale per la sopravvivenza e il primato tra le etnie (che il nostro chiama razze, quasi fossimo del mondo animale).

Si è scatenato il logico putiferio. Da Varese agli inizi del Novecento, masse di emigranti partirono verso le Americhe. Erano bianchissimi di pelle, eppure essendo italiani erano dei “sangue misti”, che avrebbero inquinato, secondo i fondatori del Klu Klux Clan, le etnie che stavano popolando il nuovo continente.

Ma sono cenni storici difficili da spiegare a Attilio Fontana, il quale, davanti alla levata di scudi nazionale ha naturalmente fatto marcia indietro: “E’ stato un lapsus, un errore espressivo, intendevo dire che dobbiamo riorganizzare un’accoglienza diversa che rispetti la nostra storia, la nostra società”.

Nulla di nuovo sotto il sole, se non che Giorgio Gori, candidato del Pd alla presidenza regionale, da oggi può coltivare una speranza in più.

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