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Rapporto ASviS: “Italia ancora lontana dalla sostenibilità economica, sociale e ambientale”

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ASviS. Un’Italia ancora lontana dalla sostenibilità economica, sociale e ambientale, ma con un numero sempre più alto di regioni, provincie e città metropolitane che guardano al futuro e pianificano le loro strategie usando
l’Agenda 2030 dell’Onu.

È quanto emerge dal nuovo Rapporto dell’ASviS ‘I territori e lo sviluppo sostenibile’.

Con l’elaborazione di indicatori compositi per regioni e province relativi agli SDGs, l’ASviS ha integrato il Rapporto 2020 pubblicato a ottobre, mostrando il forte ritardo – aggravato dal Covid-19 – verso l’attuazione dell’Agenda 2030 e simulando l’andamento del Paese e dei suoi territori nei prossimi dieci anni.

“Le analisi dell’ASviS mostrano chiaramente che l’Italia non è su un sentiero in linea gli Obiettivi dell’Agenda 2030 e la crisi in atto impatta negativamente su ben 9 di essi” – commenta il presidente dell’ ASviS, Pierluigi Stefanini.

“Per questo – aggiunge Stefanini – è necessaria e urgente una mobilitazione di tutte le energie sociali, civili, economiche e istituzionali del Paese ed è fondamentale l’impegno dei territori, e delle loro istituzioni, senza i quali non sarebbe possibile per il Paese raggiungere la sostenibilità economica, sociale e ambientale entro i termini stabiliti dal piano d’azione dell’Onu”.

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Dall’analisi degli ultimi anni emerge che l’Italia potrebbe riuscire a centrare i target quantitativi associati a tre Goal:

  • Goal 2 (Quota di coltivazioni destinate a colture biologiche),
  • Goal 3 (Tasso di mortalita’ per le maggior cause)
  • Goal 16 (Affollamento degli istituti di pena).

Un avvicinamento ai target quantitativi si potrebbe invece determinare in tre casi:

  • Goal 4 (Uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione e Quota di laureati e altri titoli terziari),
  • Goal 7 (Quota di energia da fonti rinnovabili)
  • Goal 13 (Quota di emissioni di gas serra), obiettivi principali del Green deal europeo.

Negative o decisamente negative appaiono invece le tendenze per altri 14 target quantitativi:

  • Goal 1 (Quota di persone a rischio povertà ed esclusione sociale),
  • Goal 2 (Uso dei fertilizzanti),
  • Goal 3 (Incidenti stradali),
  • Goal 5 (Parità di genere nel tasso di occupazione),
  • Goal 6 (Efficienza delle reti idriche),
  • Goal 8 (Tasso di occupazione 20-64 anni),
  • Goal 9 (Spesa per ricerca e sviluppo),
  • Goal 10 (Disuguaglianza del reddito disponibile),
  • Goal 11 (Qualità dell’aria e offerta del trasporto pubblico),
  • Goal 12 (Produzione di rifiuti),
  • Goal 14 (Aree marine protette),
  • Goal 15 (Consumo di suolo e Aree protette terrestri),
  • Goal 16 (Durata dei procedimenti civili)

“In un momento storico in cui il governo decide il futuro del Paese definendo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per accedere alle risorse del Next Generation Eu – sottolinea Enrico Giovannini, portavoce dell’ ASviS che, con i suoi oltre 280 aderenti è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia per diffondere la cultura della sostenibilità e la conoscenza dell’Agenda 2030 – abbiamo voluto offrire un quadro statistico unico e una visione prospettica sia dell’Italia sia dei territori chiamati a realizzare le politiche necessarie per contribuire a portare il Paese fuori dalla crisi nel segno dello sviluppo sostenibile”.

Il lavoro dell’ ASviS – aggiunge Giovannini – fa emergere disuguaglianze, punti di forza e debolezza, ma soprattutto rivela, grazie all’analisi dei diversi territori, un’Italia attiva, resiliente e impegnata a realizzare il cambiamento, con risultati che in molti casi appaiono in grado di ridurre le distanze tra le diverse aree del Paese”.

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Il Rapporto ASviS è stato definito “strumento unico e innovativo” che misura se e in che tempi il Paese e i suoi territori riusciranno a raggiungere i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) a 10 anni dalla scadenza del piano d’azione sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi, tra cui l’Italia.

Per il Presidente della Camera, Roberto Fico “non possiamo correre il rischio che anche la transizione verso un modello sostenibile lasci indietro alcune parti del Paese. Dobbiamo evitare che si registri una Italia a più velocità“.

“Anche nel percorso verso la realizzazione dell’Agenda 2030 si avvertono profondamente le diseguaglianze territoriali – osserva Fico – si tratta non soltanto del divario tra Mezzogiorno e resto del Paese. Ma anche di quello tra le aree a maggiore densità demografica e produttiva, da una parte, e quelle in declino demografico o colpite dalla deindustrializzazione, dall’altra. O ancora tra le aree con maggiore offerta di servizi essenziali e quelle prive di adeguate infrastrutture e accesso ai medesimi servizi”.

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