A margine di un evento sulla transizione energetica a Berlino, il ministro della transizione ecologica Cingolani ha parlato del bilaterale italo-tedesco sugli stock di gas. E ha assicurato: “L’accordo si farà presto”

L’accordo sugli stock di gas tra Italia e Germania si farà. Parola di Roberto Cingolani. Il ministro della transizione ecologica ieri si trovava nella capitale tedesca per il Berlin Energy Transition Dialogue 2022.

Da lì ha spiegato che “sull’accordo di solidarietà sul gas fra Italia e Germania c’è piena intesa col governo tedesco: noi abbiamo
chiesto un paio di settimane di tempo, per capire come lanciare
le gare per lo stoccaggio”.

Quello di cui parla Cingolani è un accordo bilaterale che prevede la creazione di stoccaggi comuni di gas. Un modo per rispondere in maniera solidale alla crisi energetica che sta colpendo tutta Europa.

Un primo passo – quello tra Roma e Berlino – che anticipa decisioni più strutturali prese a livello comunitario. “Le intese a livello Ue vanno bene – spiega Cingolani -, soprattutto per gli acquisti, ma quando si parla di stoccaggi procediamo con bilaterali, molto più agevoli sul piano logistico e tecnico”.  

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Il tetto al prezzo del gas. La Germania frena

Dove invece non sembra esserci intesa tra i governi di Roma e Berlino è la questione del tetto massimo al prezzo del gas. Una misura chiesta a gran voce dal governo italiano ma che non trova d’accordo quello tedesco.

“Non è una discussione italo-tedesca – ha risposto Cingolani a margine dell’evento di Berlino – ma un grande tema per tutta l’Europa. La nostra posizione è molto chiara: in questo momento il
prezzo del gas è insensatamente alto, soprattutto se pensiamo che le forniture sono identiche a un anno fa. Quindi non c’è motivo per cui il metano debba essere così costoso. Ci sono un po’ di fenomeni di mercato e qualche speculazione di troppo. Ecco perché bisogna intervenire”.   

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Il ritorno del carbone

Nell’attesa di decisioni comunitarie o bilaterali, però, l’Italia inizia a guardare alle ipotesi alternative al gas russo che possono essere messe sul piatto energetico al più presto possibile.

Il riempimento da subito degli stoccaggi di gas (da soli o in solido con la Germania) potrebbe non essere fattibile immediatamente. Al di là delle due settimane chieste da Cingolani al governo tedesco per questioni tecniche, ci sono anche questioni di mercato che frenano su quest’idea.

Le prime aste per riempire gli stock di gas italiani, infatti, sono andate quasi deserte. Non c’è da aspettarsi, dunque, che per quelle future ci sia la fila.

Ma quel gas serve, e dunque il Mite sta predisponendo una regolazione ad hoc con lo scopo di spingere gli operatori a candidarsi per accumulare riserve di metano. In che modo? Forse anche con una garanzia pubblica che intervenga a coprire eventuali perdite.

L’altra ipotesi sul piatto – che fa paura agli ambientalisti – è quella di una spinta sul carbone. Non un passo indietro sugli impegni presi relativi alla de-carbonizzazione – dicono da Palazzo Chigi e dal ministero della transizione ecologica – ma una misura emergenziale e momentanea.

“Come previsto dal Piano di emergenza nazionale del gas – ha spiegato la scorsa settimana Roberto Cingolani – per i casi di emergenza è possibile incrementare la produzione a carbone o olio per periodi definiti con risparmio di 3-4miliardi dimetri cubi all’anno di gas naturale”. 

In questo modo l’Italia sarà in grado di garantire tra 15 e i 20 terawattora di produzione in più a carbone. 

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