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Artico, con lo scioglimento dei ghiacciai le balene non migrano più

Le balene artiche
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L’allarme dall’Artico: con l’aumento delle temperature globali e il conseguente scioglimento dei ghiacciai, le balene che popolano le più alte latitudini del mondo non compiono più le loro abituali migrazioni.

L’allarme, come scrive il Guardian, arriva da alcuni ricercatori canadesi. Le balene artiche (Balaena mysticetus), note anche come balene della Groenlandia, sono cetacei dalla grande mole che vivono ad alte latitudini e che, nel corso dell’anno, a seconda del clima, possono compiere migrazioni fino a 6000 chilometri. Nei mesi invernali le balene artiche, che si nutrono principalmente di piccoli crostacei, tendono a spostarsi verso Sud (anche se mai sotto i 50° Nord), per poi risalire nel circolo polare artico con l’arrivo della primavera.

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Le balene artiche tendono a preferire una temperatura delle acque compresa tra i -0.5°C e i 2°C ed è anche per questo che sono solite compiere queste lunghe migrazioni nel corso degli anni. Lo studio dei ricercatori canadesi, pubblicato sul Royal Society Open Science, si è basato sui dati ricavati dall’utilizzo di registratori subacquei. Il risultato è allarmante: le tradizionali migrazioni delle balene artiche, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2019, non sono avvenute. Il dottor Stephen Insley, coordinatore dello studio e direttore della Wildlife Conservation Society Canada, ha spiegato: “Dobbiamo ancora capire se si tratta di una deviazione casuale o se fa parte di un processo di adattamento al cambiamento climatico”.

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Le ragioni di questa situazione andranno accertate con ulteriori studi e al momento è possibile formulare solo delle ipotesi. Tra queste, secondo i ricercatori, c’è la possibile proliferazione di predatori come le orche a causa dell’aumento delle temperature e questo, per istinto di sopravvivenza, potrebbe spingere le balene artiche a restare nelle latitudini più alte. Una possibile spiegazione è invece diametralmente opposta: l’aumento delle temperature potrebbe aver favorito la presenza di plancton e crostacei anche nei mari più settentrionali del mondo. La terza ipotesi non contempla invece fattori esterni: le balene artiche possiedono uno strato di grasso che può raggiungere uno spessore fino a mezzo metro e un aumento delle temperature delle acque potrebbe essere letale.

Lo studio ha suscitato l’interesse e la curiosità di altri ricercatori, non coinvolti direttamente nel lavoro diretto da Stephen Insley. Erich Hoyt, dell’organizzazione benefica Whale and Dolphin Conservation, ha commentato i dati spiegando di non essere poi così sorpreso: “I cambiamenti nella distribuzione e nell’areale delle balene sono spesso correlati alla disponibilità di cibo e alla presenza di predatori“.

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Il dottor Insley, come conclusione allo studio, ha spiegato: “L’Artico si sta riscaldando drammaticamente ed è già difficile analizzare come i cambiamenti climatici influenzino la vita delle specie che vivono sulla terraferma, per quelle che vivono al di sotto dei ghiacci è ancora più complicato. Il paesaggio dell’Artico una volta era completamente solido, ora è passato ad uno stato semi-solido e sembra destinato a diventare liquido. Il punto è: ci sono alcune specie che si adatteranno bene e altre che non faranno altrettanto. Quali sono le specie che ce la faranno e come?”.

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