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ARTICO, TROVATE ENORMI QUANTITÀ DI MERCURIO NEL PERMAFROST. QUALI I RISCHI?

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Artico. Di Valeria Franceschini. Un recente studio rivela la presenza di ingenti quantità di mercurio intrappolate nel permafrost artico,  la sostanza tossica potrebbe essere rilasciata nell’ambiente a causa dei cambiamenti climatici, con danni all’ecosistema e all’uomo.

Con la parola Permafrost si indica una parte di suolo conservatasi perennemente ghiacciata per un tempo minimo di almeno due anni. Il Permafrost è tipico delle zone dal clima particolarmente rigido ed è presente sopratutto nelle aeree Artiche e Antartiche, dove si conserva sin dall’ultima glaciazione. Esso costituisce circa il 20-24% dei territori dell’emisfero settentrionale. Purtroppo l’estensione della superficie coperta dal permafrost e il suo spessore cambiano in funzione delle condizioni climatiche e i recenti innalzamenti della temperatura terrestre, dovuti al surriscaldamento globale, ne mettono gravemente a rischio la persistenza. Per questo motivo esso viene costantemente monitorato dall’ International Permafrost Association.

Un recente studio del Permafrost in Alaska, pubblicato qualche giorno fa sul Geophysical Research Letters (http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/2017GL075571/abstract), ha messo in luce la presenza di grandi quantità di mercurio accumulate e sigillate all’interno dei terreni ghiacciati dell’Artico. Il metallo pesante, se rilasciato nell’ambiente, potrebbe avere terribili conseguenze su tutto l’ecosistema a causa della sua dell’elevata tossicità. Lo studio, avvenuto su 13 carotaggi prelevati in Alaska da terreni con caratteristiche differenti, ha rilevato quantità allarmanti di questa sostanza. Sarebbero infatti presenti, all’interno dei ghiacciai dell’area settentrionale del pianeta, ben 793 gigagrammi (miliardi di grammi) di mercurio, circa 57 milioni di litri, ovvero una quantità pari a 10 volte quella rilasciata dall’uomo negli ultimi 30 anni.

Gli esperti hanno poi stimato che in totale, su tutto il suolo terrestre il Permafrost conterrebbe addirittura 1.656 gigagrammi di mercurio

Di seguito la mappatura dei rilevamenti ottenuti dallo studio nella calotta glaciale artica.

Se il Permafrost dovesse sciogliersi, rilasciando così negli oceani il mercurio contenuto al suo interno, quest’ultimo andrebbe a depositarsi sul fondali oceanici, e qui verrebbe trasformato in Metilmercurio da specifici batteri presenti negli ecosistemi acquosi quali laghi, fiumi o mari aperti. Il Metilmercurio (MeHg), seppur estremamente tossico, entrerebbe poi nella catena alimentare partendo da organismi minori come fitoplancton e zooplancton per poi passare a pesci più grandi e in fine anche all’uomo. Sebbene la fauna ittica sia maggiormente a rischio di intossicazione, il fenomeno non risparmierebbe neanche uccelli e mammiferi. Le componenti volatili del mercurio disperse nell’aria potrebbero andare a danneggiare ecosistemi anche molto distanti dal luogo di liberazioni delle sostanze tossiche.

Fra gli effetti del Metilmercurio sugli organismi troviamo: gravi disfunzioni del sistema nervoso, riduzione della fertilità (o nascita di prole deforme), spasmi muscolari, problemi alla vista, e in casi estremi anche la morte. Per questi motivi è possibile considerare questa sostanza un vero e proprio veleno. Una volta entrato nell’organismo e bioaccumulato all’interno del corpo, in particolare in reni, fegato e cervello, il MeHg sembrerebbe essere estremamente difficile da eliminare e favorirebbe l’insorgenza di diverse patologie come l’anemia, la mononucleosi, la leucemia e la malattia di Hodgking.

Non è ancora ben chiaro per gli esperti in che quantità il mercurio potrebbe essere rilasciato nell’ambiente se il Permafrost dovesse sciogliersi, tuttavia se ciò dovesse accadere le conseguenze potrebbero essere molto gravi sia per gli uomini che per l’ambiente. In primo luogo si avrebbero effetti sulla fauna ittica e sulla popolazione indigena locale (che basa la propria alimentazione su caccia e pesca), per poi spostarsi anche in altri ecosistemi e avere conseguenze un po’ in tutto il globo.

«Il 24% del suolo totale sopra l’equatore è Permafrost, e ha questa enorme quantità di mercurio intrappolato» sono le parole di Paul Schuster, a capo dello studio: «che cosa accadrà allo scioglimento del Permafrost? Quanto a lungo viaggerà il mercurio nella catena alimentare? Sono domande alle quali occorre dare una risposta

Bisogna anche ricordare che i danni causati dal rilascio di grandi quantità di mercurio nell’ambiente non sono che l’ultima sconvolgente scoperta che mette in allarme gli esperti  sul destino del nostro meraviglioso pianeta. Appare quindi sempre più evidente quanto sia importante per la sopravvivenza dell’intero ecosistema e dell’uomo stesso, la necessità di ridurre le emissioni e regolare i nostri comportamenti nel rispetto dell’ambiente che ci circonda.

 

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