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Arsenico e fluoruro nelle acque del Lazio, Italia deferita alla Corte di giustizia Ue

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Tracce di arsenico e fluoruro nelle acque di alcuni centri del Lazio e per l’Italia scatta il deferimento alla Corte di giustizia da parte della Commissione europea.

Italia deferita dalla Commissione europea alla Corte di giustizia per il mancato rispetto della direttiva sull’acqua potabile. Nel Lazio, in diversi centri della provincia di Viterbo, i livelli di arsenico e fluoruro sono risultati infatti superiori ai valori stabiliti dalla direttiva, con possibili conseguenze sulla salute, specialmente quella dei bambini sotto i tre anni. Sono sei le zone in cui i livelli di arsenico nell’acqua potabile sono risultati eccessivi: si tratta di Bagnoregio, Civitella d’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania. A Bagnoregio e Fabrica di Roma risultano superiori alle soglie di sicurezza anche i livelli di fluoruro.

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L’avvio della procedura di infrazione risale al maggio di sette anni fa, quando la Commissione europea aveva inviato all’Italia una lettera di messa in mora per 16 diverse zone di approvvigionamento idrico nella provincia di Viterbo. La procedura è andata avanti nel 2019, poiché il governo non si era ancora messo in regola. Da quel momento, come spiega l’Unione Europea, “la piena conformità alla direttiva è stata raggiunta solo in 10 zone su 16“. Anche se l’Italia è corsa ai ripari vietando o limitando l’approvvigionamento idrico nelle sei zone ancora interessate dal problema, quelle zone non sono ancora pienamente conformi alla direttiva e per questo è scattato il deferimento alla Corte di giustizia.

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Roberta Lombardi, assessora alla Transizione ecologica e alla Trasformazione digitale del Lazio, ha chiesto l’intervento del governo. “Come già ho dichiarato pubblicamente nei giorni scorsi a seguito dell’incontro con i Comitati della acqua pubblica del Lazio, questa situazione che si trascina ormai da anni e che lede il diritto alla salute delle comunità locali, oltre che quello universale di accesso alla risorsa idrica, va risolta al più presto, come giustamente l’Ue ha appena ricordato all’Italia” – ha spiegato l’assessora regionale in una nota – “La Regione Lazio ha installato i dearsenificatori e ne ha pagato per qualche anno la gestione. Ma questo non è stato sufficiente. C’è bisogno di una cooperazione da parte di tutti i livelli istituzionali per risolvere definitivamente questo problema cronico. Il costo del trattamento delle acque per portare l’arsenico entro i limiti stabiliti per legge è di circa 9 milioni di euro annui ed è a totale carico dei cittadini poiché interamente riversato nella tariffa idrica. Una situazione insostenibile, anche nei costi, che richiede pertanto un ulteriore intervento dei Ministeri competenti“.

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