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ArcelorMittal, al via il vertice a Palazzo Chigi. Conte: “Sono fiducioso”

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È iniziato a Palazzo Chigi l’incontro sull’ex Ilva. Sono presenti il premier Giuseppe Conte, il titolare del Mise Stefano Patuanelli, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il ministro del Sud Peppe Provenzano, della Salute Roberto Speranza, delle Politiche agricole Teresa Bellanova, oltre al sottosegretario Mario Turco. Presenti, per ArcelorMittal, Lakshmi Mittal Aditya Mittal, ceo e cfo dell’azienda.

Primo vertice, forse già decisivo, per capire quale sarà il futuro della ex Ilva di Taranto. L’incontro si tiene a metà mattina a Palazzo Chigi, dove il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha convocato i massimi livelli dell’acquirente ArcelorMittal. “Sono fiducioso: la linea del governo è che gli impegni contrattuali vanno rispettati e in questo caso riteniamo non ci sia nessuna giustificazione per sottrarsi“, ha detto il presidente del Consiglio prima dell’incontro. Nella città pugliese, intanto, i lavoratori si riuniscono in un presidio di protesta mentre il presidente della Regione, Michele Emiliano, dice che “bisogna prepararsi all’eventualità di un’altra cordata“.

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A un anno dalla firma del contratto che ha previsto l’affitto del gigante siderurgico ad ArcelorMittal, l’azienda ha chiesto al tribunale di Milano di verificare la possibilità di recedere dal contratto, perché i cambiamenti normativi (il venir meno delle tutele legali per la realizzazione del piano ambientale) e le decisioni dei giudici di Taranto impedirebbero il rispetto dell’intesa siglata col governo.

La comunicazione di trasferimento di 10.777 lavoratori da ArcelorMittal all’Amministrazione straordinaria entro 25 giorni  previsto dalla procedura ex art 47, era stata annunciata dai vertici della multinazionale il 4 novembre e ieri sera e’ stata formalizzata durante l’incontro con le rappresentanze dei lavoratori nello stabilimento di Taranto“, dichiara il leader Uilm, Palombella.

Dopo l’incontro con l’ad Morselli,  Fim Fiom e Uilm unitariamente avevano deciso di indire un presidio permanente in attesa di conoscere l’esito dell’incontro odierno tra i vertici di Arcelor Mittal e il Governo italiano. – continua – L’invio della lettera di avvio della procedura di cessione  avvenuto poche ore fa, non può costituire un elemento di ulteriore novità. Faremo tutte le nostre valutazioni e metteremo in campo ogni iniziativa conseguente dopo aver conosciuto i contenuti dell’importantissimo vertice che si sta svolgendo a Palazzo Chigi“. ”

Siamo ancora una volta chiamati e impegnati ad evitare di alimentare divisioni tra le organizzazioni sindacali che si ripercuoterebbero inevitabilmente sui lavoratori. Siamo solo all’inizio ed è opportuno tenere i nervi saldi per evitare il più grande disastro ambientale, industriale e occupazionale dal dopoguerra a oggi” conclude Palombella.

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ArcelorMittal Italia ha avviato formalmente la procedura per restituire ai commissari gli stabilimenti dell’ex Ilva e presentato al ministero dello Sviluppo, e per conoscenza ai commissari, la richiesta di avvio della cessione del ramo d’azienda che coinvolgerà 12 siti per un totale di 10.777 dipendenti del perimetro aziendale oggetto di trasferimento. La retrocessione dei rami d’azienda e il conseguente trasferimento dei lavoratori avverrà entro 30 giorni dalla data del recesso.E’ quanto si legge nella comunicazione presentata dal gruppo franco-indiano, in base a quanto prevede l’articolo 47 della legge 428/90.

Su La Stampa, alcune donne di Taranto raccontano come l’industria siderurgica ha condizionato la loro vita e quella delle loro famiglie.

Quando ho visto mio figlio gattonare a terra, tra la polvere di minerale, ho deciso che dovevo andare via dalla mia città. Allattavo e piangevo perché dicevano che il nostro latte era contaminato dalla diossina. È stato tremendo – racconta Valentina Occhinegro diventata mamma a luglio del 2012, nei giorni in cui esplodeva la prima crisi dell’Ilva di Taranto – Trasferirci a 30 chilometri di distanza è stata una scelta obbligata per ridurre i rischi: la diossina arriva anche qui, ma in quantità inferiore. Chi ha un minimo di cognizione dei dati scientifici lo sa bene. Spostarsi in periferia riduce di quattro volte il rischio mortalità rispetto al quartiere Tamburi o al borgo”.

Una soluzione alla mancanza di lavoro si può trovare, per la salute no”. Mariella Cilo è mamma di un bimbo di 6 anni, suo marito da due decenni lavora in fabbrica. Come lui, anche il padre e il suocero. Vicino all’acciaieria più grande d’Europa, ci abita persino. “Quando ho sposato Domenico, ho fatto una lotta perché non voleva vivere qui, al quartiere Tamburi. Ma io ci sono nata e non volevo allontanarmi. Prima molte cose non si sapevano, adesso è diverso e sono preoccupata”.

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Mia figlia è morta da dieci anni. Nello stesso tempo sono stati fatti dodici decreti salva Ilva. Ora basta”. Francesca Summa è la mamma di Syria, una bambina “piena di sogni a cui è stato negato il diritto alla vita”. Nata a Taranto, ha smesso di lottare a 4 anni, dopo un viaggio della speranza al Gaslini. Oggi la sua mamma vive proprio in Liguria, lontana da quella città in cui “è come se la legge non esistesse. Quando la magistratura intraprende un’azione, il governo puntualmente la blocca. E se non basta, la ferma l’azienda”.  Nel 2006 la diagnosi per la sua piccola: neuroblastoma al quarto stadio. “All’epoca curarla in Puglia era impossibile e siamo andati a Genova. All’inizio reagiva bene, poi la malattia è ritornata. È peggiorata ed è morta in un mese”.

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Me lo aspettavo fin dall’inizio perché, conti alla mano, mi sembrava troppo strano che riuscisse a riportare in attivo l’Ilva producendo sotto i 7 milioni di tonnellate l’anno, il punto di equilibrio fra costi e ricavi. Taranto riusciva a battere la concorrenza anche cinese solo grazie al suo gigantismo, al fatto che era diventata l’acciaieria più grande d’Europa. Due anni fa Arcelor Mittal si fidò di previsioni favorevoli di ripresa della domanda d’acciaio. Ma ora i dazi di Trump hanno scompaginato nuovamente i piani di tutti”, spiega Alessandro Marescotti dell’Associazione Peacelink in un’intervista rilasciata per Il Manifesto.

L’italia non può rinunciare all’acciaio è una frase che aveva un senso nel secolo scorso. Da anni siamo in una situazione di sovrapproduzione di acciaio a livello mondiale, una sovrapproduzione gigantesca. L’acciaio non è un più un bene necessario, almeno nelle quantità precedenti. Dobbiamo guardare al futuro, ad un futuro ambientalmente sostenibile. Lo dobbiamo ai tanti bambini tarantini morti di tumore in questi anni”, conclude Marescotti.

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