Arabia Saudita, raffineria in fiamme. È allarme: potrebbero essere state emesse 3mln di tonnellate di Co2

Due impianti petroliferi del gigante saudita del greggio Aramco sono stati attaccati dai droni. Circa 3 milioni di tonnellate di CO2 sprigionate e tanti composti inquinanti come polveri sottili.

Attacco al greggio saudita, colpita maxi raffineria. I droni degli Houthi, alleati dell’Iran, in azione nel Regno.

Gli Houthi alzano il tiro. Con un attacco di droni destinato inevitabilmente a fare aumentare ulteriormente le tensioni fra l’Iran da una parte e Arabia Saudita e gli Usa dall’altra, i ribelli yemeniti alleati di Teheran hanno colpito due delle strutture della compagnia petrolifera saudita Aramco, tra le piu’ importanti non solo per Riad ma per l’industria energetica globale.

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Giganteschi incendi si sono sprigionati quando gli ordigni sganciati dai velivoli senza pilota – una decina secondo le rivendicazione degli stessi Houthi – si sono abbattuti nelle prime ore di sabato sulla raffineria di Abqaiq, la più’ grande del mondo, e sul giacimento di Khurais.

La prima con una capacita’ di raffinazione di 7 milioni di barili al giorno, il secondo con estrazioni di 1 milione di barili al giorno. Secondo le autorita’ saudite le fiamme sono ora sotto controllo e la
televisione Al Arabiya ha detto che non si registrano vittime. Un tentativo di Al Qaida di colpire la raffineria di Abqaiq con attentatori suicidi era stato sventato dalle forze di sicurezza
saudite nel 2006.

In una dichiarazione trasmessa dalla televisione dei ribelli Al Masirah, un portavoce militare degli Houthi ha minacciato altri attacchi simili in futuro, se le forze saudite continueranno il loro intervento militare in Yemen, dove dal 2015 Riad e’ impegnata nell’ambito di una coalizione araba nei bombardamenti contro le milizie filo-iraniane e a sostegno del governo internazionalmente riconosciuto del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi. Quest’ultimo e’ fuggito nel 2014 dalla capitale Sanaa, occupata dagli Houthi, e ora vive in Arabia Saudita.

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Martin Griffiths, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, si e’ detto “estremamente preoccupato” per l’attacco e ha esortato tutte le parti a “impedire ulteriori atti di questo tipo”. “L’unica opzione per il governo saudita e’ smettere di attaccarci”, ha tuttavia intimato il portavoce dei ribelli sciiti, una cui delegazione di alto livello e’ stata recentemente ricevuta a Teheran dalla Guida suprema, Ali Khamenei, con una manifestazione di sostegno senza precedenti dall’inizio della guerra.

Una conferma che la Repubblica islamica intende utilizzare fino in fondo tutti i mezzi a sua disposizione nel
braccio di ferro che la vede opposta a Riad e agli Usa. Il portavoce degli Houthi, tra l’altro, ha detto che gli attacchi
sono stati effettuati “con la collaborazione di persone rispettabili all’interno del Regno” saudita. E la raffineria di
Abqaiq si trova nella Provincia Orientale del Paese, la più’ ricca di greggio e dove è più’ forte la presenza della minoranza sciita, che Riad vede come una quinta colonna di Teheran.

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Altri attacchi missilistici o con i droni erano stati effettuati in precedenza dagli Houthi in Arabia Saudita, anche
se non di questa portata. Nel maggio scorso i ribelli yemeniti avevano in particolare rivendicato un raid con velivoli senza pilota contro una stazione di pompaggio ad Al Dawadmi, lungo l’oleodotto di vitale importanza che attraversa il Paese da est ad ovest. Negli stessi giorni quattro petroliere, due delle quali saudite, erano state danneggiate da esplosioni nelle acque degli Emirati arabi uniti, nel Golfo dell’Oman. Azioni per le quali gli Usa e Riad hanno accusato l’Iran, che da parte sua ha definito tali affermazioni “ridicole”.
Gli osservatori attendono ora la riapertura dei mercati lunedì’ per sapere se ci saranno ripercussioni in seguito agli
ultimi attacchi contro l’Aramco, la più grande compagnia petroliera al mondo, che prossimamente dovrebbe fare la sua prima offerta pubblica di azioni.

Un passo fondamentale nel quadro delle ambiziose riforme economiche volute dal principe ereditario Mohammad bin Salman.

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