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Apre il primo parco naturale italiano di bambù con settanta ettari di piantagioni

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Un’azienda torinese attiva nel settore della green economy, Alma Italia spa, apre ad Ivrea (Torino), il primo parco naturale italiano di bambù con settanta ettari di piantagioni.

Apre ad Ivrea, in provincia di Torino, il primo parco naturale italiano di bambù con settanta ettari di piantagioni sparse tra Piemonte, Emilia-Romagna e Puglia.  Il merito è di un’azienda torinese, Alma Italia spa, impegnata nel settore della green economy. La società ha l’obiettivo di accogliere nell’arco dei prossimi cinque anni percorsi educativi legati all’ambiente. Ha deciso anche di lanciare tra i suoi mille azionisti il concorso online per scegliere marchio e slogan che meglio identifichino la società.

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Alma Italia affianca alla coltivazione del bambù gigante l’attività di lombricoltura, coordinata dalla società controllata Conitalo srl, che gestisce “il più grande impianto d’Europa”, con circa 26 mila metri quadri, per una produzione media annua di 60.000 quintali di puro vermicompost, un concime biologico che incrementa il nutrimento del terreno. Le aree di produzione sostanza organica si trovano a Fossano, in provincia di Cuneo e  a Turi, in provincia di Bari.
Il presidente di Alma Italia spa, Antonio Villani, spiega che quello del bambù gigante è un modello di business che in Cina, Taiwan, Thailandia e Giappone è già molto diffuso.

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“Sono più di 1.500 le applicazioni industriali, dal germoglio utilizzato nel settore alimentare, alle foglie impiegate anche nel settore cosmetico e farmaceutico, fino al culmo, la cosiddetta ‘canna di bambù’ che ha molteplici usi in ambito tessile, edile, grazie alle sue caratteristiche di resistenza e durezza, e nel settore dell’arredo e dell’oggettistica. Grazie alle sue proprietà fitodepurative, il bambù consente inoltre di bonificare e remineralizzare i terreni” afferma Villani, aggiungendo che il bambù potrebbe essere impiegato anche per la realizzazione di integratori alimentari e i suoi germogli poi come ornamento in cucina.

Di Sara Fracassi

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