Api in pericolo, a minacciarle non sono solo i pesticidi ma anche i cambiamenti climatici

Api. La vita delle api, e di conseguenza quella dell’intera umanità, è in pericolo.

A minacciare la salute dei nostri principali impollinatori non sono solo i pesticidi ma anche i cambiamenti climatici.

Le api svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento della biodiversità e nella conservazione della natura.

Si tratta infatti di insetti impollinatori che, grazie alla loro azione  di portare il polline da un fiore all’altro, permettono la formazione dei frutti (è proprio grazie alle api se disponiamo di buona parte della frutta e verdura che mangiamo).

Ma non solo, grazie a questa attività, garantiscono la presenza di specie vegetali diverse fra loro, un elemento importantissimo per la salute della natura.

Dalle api e dagli altri animali impollinatori, dipende la riuscita di 87 delle principali 115 coltivazioni mondiali, il 35% della produzione globale di cibo.

Si stima che l’impollinazione valga circa 200 miliardi di dollari.

Nonostante ciò, dal 2014 abbiamo assistito alla scomparsa di oltre 10 milioni di alveari e, soltanto in Italia, le arnie che diventano “silenziose” cessando il ronzio sono 200 mila all’anno.

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In che modo i cambiamenti climatici influiscono sulla salute delle Api:

PERDITA DELL’HABITAT.  Le temperature elevate spingono infatti le api a migrare verso latitudini più fresche e stabilirvi nuovi alveari, ma questi spostamenti non avvengono abbastanza velocemente per tener passo ai ritmi del riscaldamento globale.

A differenza delle farfalle, che in risposta ai cambiamenti climatici migrano verso i poli, le api, i bombi e altri indispensabili impollinatori faticano ad adattarsi alle condizioni imposte dai nuovi habitat.

Questo comporta un “accorciamento” del loro areale di circa 300 km, in Europa e Nord America: mentre il limite territoriale a sud si sposta verso l’alto, verso territori meno torridi, quello settentrionale resta dov’è, e il territorio delle api si contrae.

 

VARIAZIONE DELLE STAGIONI.  L’aumento delle temperature ha anche come effetto “collaterale” una fioritura anticipata.

Il risultato è che i fiori mettono polline e nettare a disposizione quando le api non sono ancora pronte a raccoglierlo.

Uno sfasamento di pochi giorni basta a impattare negativamente sulla salute delle api: si compromettono infatti le loro capacità riproduttive, rendendole meno attive e più vulnerabili ai parassiti.

 

MALATTIE. Il global warming facilita la diffusione dei parassiti che attaccano le api, come l’acaro Varroa Destructor (che indebolisce e attacca le operaie) o il fungo Nosema ceranae (che compromette le funzioni digestive degli impollinatori).

Questi, insieme all’Aethina tumida costituiscono la minaccia principale tra le malattie degli alveari.

È dimostrato che temperature più basse, limitano l’attacco di questi parassiti.

Di conseguenza, temperature più alte causate dai cambiamenti climatici potrebbero significare più api colpite da parassitosi.

 

 

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