Api, Morgan Freeman: “Sono alla base della crescita del Pianeta”

Morgan Freeman 5 anni fa inaugurava un “santuario” per le api nella sua tenuta in Mississipi, “Sono alla base, io credo, della crescita del Pianeta, della vegetazione”. Secondo FAO oltre il 75% delle colture dipende dalle api, ma la “sindrome dello spopolamento degli alveari” (CCD) è un grave problema. 

Nel 2014, l’attore Morgan Freeman, ospite di una puntata del Tonight Show, si prestava a uno sketch con il conduttore televisivo Jimmy Fallon  parlando delle sue api. Erano passate poche settimane dall’inizio della sua attività di apicoltore.
Nella tenuta di 50 ettari in Missisipi,  l’allora 77enne Morgan Freeman (classe 1937) decise di inaugurare un “santuario per le api” accogliendo 26 alveari provenienti dall’Arkansas.

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Apicoltore per passione ambientale: “Non mi hanno ancora punto, anche perché attualmente non cerco di raccogliere il miele o altro, le nutro e basta… Penso che loro lo capiscano. Sono una cosa sola con loro, non mi pungeranno“, Così l’attore di Holliwood, che scherzando poi con il conduttore diceva: “Ho scoperto che non mi serve indossare una tuta da apicoltore quando sono con le mie api”. “Non è vero, ti hanno punto”. “No, non mi hanno punto”. “Ti pungeranno”. “Ti sbagli”. L’attore, sensibile alle tematiche ambientali, rimarcava poi la presenza dello “sforzo comune nel riportare le api sul nostro pianeta”, perché, come affermava: “Sono alla base, io credo, della crescita del Pianeta, della vegetazione”.

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“Riportare le api sul nostro pianeta”, poiché le api sono in effetti,  una specie da proteggere. Secondo i dati della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unte per l’alimentazione e l’agricoltura, oltre il 75% delle colture alimentari mondiali dipende in una certa misura dall’impollinazione per resa e qualità. L’assenza di api e di altri impollinatori eliminerebbe la produzione di caffè, mele, mandorle, pomodori e cacao, per citare solo alcune delle colture che si basano sull’impollinazione.

Il rischio connesso a questi impollinatori è noto da oltre 15 anni. Dai primi anni Duemila, infatti, in Europa e in America del Nord, gli apicoltori riferiscono di un impoverimento del numero di api e di una perdita delle loro colonie. Scienziati americani hanno coniato il termine “sindrome dello spopolamento degli alveari” (Colony Collapse Disorder) o CCD per descrivere questo fenomeno.
La CCD è spesso caratterizzata dalla rapida perdita della popolazione di api operaie adulte da una colonia e ha interessato in modo particolare oltre agli Stati Uniti, la Francia, il Belgio, la Svizzera, la Germania, il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Spagna e anche l’ Italia.

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Alla base della diminuzione del numero di api ci sarebbero diversi fattori concomitanti, tra loro più o meno interagenti. Fra questi: gli effetti dell’agricoltura intensiva e dell’uso di pesticidi, la scarsa o del tutto insufficiente alimentazione delle api, virus, attacchi di agenti patogeni e specie invasive: ad esempio l’acaro varroa, la vespa asiatica, il piccolo scarabeo dell’alveare e l’acaro Tropilaelaps,  i vegetali geneticamente modificati e i cambiamenti ambientali (p. es., frammentazione e perdita dell’habitat).

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Per sensibilizzare alla problematica, la FAO ha istituito, lo scorso anno, fissandola nel 20 maggio, una giornata mondiale dedicata all’argomento. La Giornata mondiale delle api nasce per esortare i Paesi e i singoli a fare di più per proteggere le api e gli altri impollinatori.”Ognuno di noi ha una responsabilità individuale nei confronti della protezione delle api e dovremmo tutti fare scelte rispettose degli insetti impollinatori”, così il Direttore generale della FAOGraziano da Silva. “Anche la crescita dei fiori a casa per nutrire le api contribuisce a questo sforzo”.

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L’anno scorso, in occasione della prima edizione della Giornata, Graziano da Silva, aveva ribadito la necessità di adottare politiche e sistemi alimentari più favorevoli agli impollinatori e più sostenibili:  “Non possiamo continuare a concentrarci sull’aumento della produzione e della produttività basandoci sull’uso diffuso di pesticidi e di sostanze chimiche che minacciano le colture e gli impollinatori”.
In questa linea si inserisce la politica aziendale di Barilla, per ciò che riguarda il comparto dei prodotti da forno “Mulino Bianco“, con l’adozione della “Carta del Mulino“. Tale politica, infatti tende a preservare la biodiversità e favorire il riprodursi di api e impollinatori, attraverso la destinazione di parti di terreno alle colture di fiori  e l’eliminazione di pesticidi.

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