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Api e inquinamento, l’allarme dal Trentino: “Gli insetticidi nei pollini anche a 10-12 km dalle coltivazioni”

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Api e inquinamento ambientale, l’allarme che arriva dal Trentino: “Insetticidi e altri fitofarmaci rinvenuti nei pollini anche a 10-12 chilometri dalle coltivazioni in cui vengono impiegati”.

I fitofarmaci utilizzati nella frutticoltura possono essere dispersi nell’ambiente circostante, fino a 12 chilometri di distanza dalle zone in cui vengono utilizzati. Accade a causa dell’impollinazione da parte delle api, ma non solo. È l’allarme lanciato da uno studio di biomonitoraggio, realizzato dall’Università di Bolzano in collaborazione con le associazioni di apicoltori della Val di Sole, in Trentino.

I risultati dello studio, come riporta Il Dolomiti, sono stati presentati ieri durante la conferenza del Comitato del Referendum per la Costituzione del Distretto biologico Trentino. A partecipare il professor Sergio Angeli (coordinatore dello studio), Fabio Giuliani (referente del Comitato, Aaron Iemma (presidente del WWF Trentino) e la giornalista Maddalena Di Tolla.

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Il professor Sergio Angeli ha spiegato il ruolo delle api nella dispersione degli insetticidi nell’ambiente. “Le api di fatto ‘raccolgono’ il territorio, ‘distillandolo’ nel polline che depositano nelle arnie” – spiega l’entomologo – “Abbiamo analizzato la situazione utilizzando gli insetti come campionatori territoriali e abbiamo scoperto che, in Val di Sole, i fitofarmaci utilizzati nelle attività frutticole si sono diffusi fino a 10-12 chilometri di distanza”.

Il professor Angeli ha anche illustrato i dati ricavati dallo studio. “La prima diffusione delle sostanze avviene nei minuti immediatamente successivi e può interessare aree distanti alcune centinaia di metri dalle zone irrorate. Ma nei 24 punti di raccolta che abbiamo creato abbiamo rinvenuto 15 diversi tipi di insetticidi, 43 tipi di fungicidi, tre tipi di erbicidi e tre regolatori di crescita delle piante”, spiega l’entomologo. Che poi lancia un allarme inquietante: “La maggior parte delle sostanze rilevate erano legali, ma in almeno due casi, all’interno del polline raccolto dalle api, ce n’erano alcune proibite“.

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A rendere la situazione ancora più preoccupante c’è un dato: la concentrazione dei singoli fitofarmaci non costituisce una minaccia per le api, ma quella complessiva, nota anche come ‘effetto cocktail‘, può avere effetti importanti nel lungo periodo. Il professor Sergio Angeli lancia anche un ulteriore allarme, quello legato alla deriva secondaria: “Le particelle di sostanze durature e pericolose possono legarsi al pulviscolo ed essere trasportate dal vento a distanze considerevoli, inquinando zone molto più esteso di quanto si potesse pensare inizialmente”.

Lo studio fornisce anche altri dati, come la stima del valore ecosistemico dell’impollinazione delle api. Il valore si attesterebbe intorno al 10% della produzione ortofrutticola totale, che a livello globale è stimata in 153 miliardi di euro all’anno. Dietro questa cifra enorme, si nasconderebbero altri fattori, come la maggior dimensione e la miglior qualità dei frutti che nascono da una “ottima impollinazione” da parte delle api.

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