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Animali, la sesta estinzione di massa è in corso: 515 specie hanno meno di 1000 esemplari

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Gli scienziati sostengono che la sesta estinzione di massa stia avvenendo più in fretta di quanto stimato a causa dell’attività umana; sono già 515 le specie animali ad avere meno di 1000 esemplari.

Secondo un nuovo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, la sesta estinzione di massa sta avvenendo più velocemente del previsto. 515 specie di animali terrestri sono sull’orlo dell’estinzione; si tratta di un numero leggermente inferiore rispetto alle 543 specie scomparse lo scorso secolo. Tuttavia, secondo i ricercatori dell’Università di Stanford, queste specie fortemente a rischio scompariranno entro i prossimi due decenni.

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 “Quando l’umanità stermina le altre specie è come se tagliasse il ramo sul quale è seduta, distruggendo parti funzionali del proprio sistema vitale. La protezione delle specie a rischio dovrebbe essere considerata un’emergenza a livello nazionale e globale da parte dei governi allo stesso modo dell’emergenza climatica, alla quale è fortemente legata” ha spiegato Paul Ehrlich, biologo dell’Università di Stanford e coautore dello studio. Ehrlich ha partecipato allo studio del 2015 che confermò l’inizio della sesta estinzione di massa e ora, a distanza di cinque anni, sostiene che il tasso di estinzione stia aumentando più velocemente del previsto. Le specie si stanno estinguendo ad un tasso centinaia di migliaia di volte più veloce di quanto avvenuto nelle ultime decine di milioni di anni e questo dipende solamente da un fattore: l’essere umano. Alcune specifiche azioni umane come la distruzione degli habitat, la caccia, l’inquinamento, il commercio illegale di animali e la crisi climatica stanno influenza queste perdite: “La grande perdita che stiamo vedendo dipende, direttamente e indirettamente, dalle attività dell’Homo sapiens”.

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Per giungere alla loro conclusione, i ricercatori hanno considerato i dati delle 29,400 specie terrestri facenti parti della IUCN Red List of Threatened Species. Di queste specie, 515 hanno una popolazione di meno di 1,000 esemplari mentre circa la metà di queste 515 meno di 250. La maggior parte di queste specie a rischio vive nelle aree tropicali o subtropicali.  Essendo tutti gli ecosistemi connessi, la scomparsa di una specie mette a rischio l’esistenza delle altre; ad esempio, quando si diffuse la caccia alle lontre di mare nel Mare di Bering, la popolazione di ricci di mare crebbe, divorando le foreste di kelp, fattore che spinse all’estinzione delle retine di Steller. L’84% delle specie con meno di 5,000 esemplari vive nelle stesse regioni delle specie con meno di 1,000 esemplari, rendendo l’effetto domino più probabile. “Basandoci sulle nostre ricerche e su quello che stiamo vedendo, la crisi attuale è cosi grave che quello che faremo nei prossimi 50 anni determinerà il futuro dell’umanità” ha commentato il professor Gerardo Ceballos della National University of Mexico, coautore dello studio.

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I ricercatori chiedono che venga messa fine al commercio internazionale degli animali. Inoltre hanno fondato un’iniziativa chiamata Stop Extinction per aumentare la consapevolezza delle persone riguardo il tema della biodiversità: “Considerando la crisi attuale e l’assenza di azioni per fermarla, è importante che gli scienziati scendano metaforicamente per le strade”.

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