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Animali, le megattere non sono più a rischio estinzione

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Secondo uno studio dell’Università di Washington, le megattere non sono più a rischio estinzione ma hanno raggiunto i 25,000 esemplari, ritornando al numero di esemplari degli anni Ottanta. Non tutte le specie sono però così fortunate.

Una nuova ricerca ha svelato che le megattere del sud Atlantico non sono più a rischio estinzione, anzi sono in costante aumento.

A causa della caccia e del commercio di questi esemplari,dagli inizi degli anni Novanta la popolazione di questo tipo di balene del Sud Atlantico era diminuita a solo 450 esemplari, dopo che circa 25,000 esemplari erano state cacciato in 12 anni.

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Una serie di sistemi di protezione sono stati attivati negli anni Sessanta dopo che gli scienziati avevano notato che tutta la popolazione di cetacei nel mondo stava diminuendo. Negli anni Ottanta, l’International Whaling Commission ha istituito una sospensione alla caccia alle balene, cercando di ridurre i danni provocati dalla caccia e dal commercio della carne e dell’olio prodotto.

 

Secondo un nuovo studio di Grant Adams, John Best e André Punt della School of Aquatic and Fishery Sciences dell’Università di Washington la specie “Megapteranovaeangliae” è risalita a 25,000, non lontano dal precedente numero di balene prima della sospensione della caccia.

“Siamo molto sorpresi da questo ritorno; studi precedenti non hanno mai mostrato risultati cosi emozionanti” ha commentato John Best.

Lo studio, pubblicato lo scorso mese nellarivistaRoyal Society Open Science,confuta uno studio precedente condotto dall’International Whaling Commission tra il 2006 e il 2015 che indicava che la popolazione avesse recuperato solamente il 30% del suo numero originale.

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“Da quando la precedente ricerca è stata completata, nuovi dati sono venuti alla luce, fornendo informazioni più accurate su vita e genetica degli esemplari. Considerando le antiche tecniche di caccia alle balene , abbiamo realizzato che la popolazione potesse essere più produttiva che in passato” ha raccontato Adams, un ricercatore dell’Università che ha partecipato al progetto.

Lo studio incorpora dati dettagliati dell’industria baleniera dall’inizio dello sfruttamento commerciale, mentre le stime sulla popolazione sono basate da indagini combinate fatte via aerea e via nave, insieme all’utilizzo di tecniche avanzate. Secondo gli autori questo studio può essere utilizzato per ottenere dettagli su altre specie considerate a rischio.

“Crediamo che la trasparenza nella scienza sia importante. Il software utilizzato per questo progetto è disponibile al pubblico e chiunque può replicare questa scoperta”.

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Alex Zerbini, autore principale del UW’s Joint Institute for the Study of the Atmosphere and Ocean si è focalizzato sull’importanza di fornire sostegno alla popolazione.

“Le specie possono recuperare dall’estinzione se vengono attuate le giuste misure di salvaguardia” ha commentato Zerbini, che ha guardato con molto ottimismo al nuovo studio.

 

Lo studio inoltre considera l’impatto causato dal ritorno delle balene nell’ecosistema dell’Atlantico del Sud. Le balene sono in competizione con altri predatori come pinguini e foche, tutti alla ricerca del krill come fonte primaria per l’alimentazione. Il riscaldamento globale può colpire il krill spingendolo maggiormente verso i poli.

Nonostante le buone notizie, non tutte le specie di balene sono così fortunate. Le “sorelle” delle megattere del Sud, le balene del Nord Atlantico, sono da anni sulla soglia dell’estinzione: ormai se ne contano poco più di 300 esemplari in tutto il mondo.

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