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Animali, mante e delfini ora nuotano indisturbati nelle acque degli Emirati Arabi

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Anche la fauna marina sta approfittando dell’assenza umana; nelle acque solitamente colme di barche e turisti degli Emirati Arabi Uniti ora nuotano squali, mante e delfini.

Ormai è un fenomeno che si ripete in ogni parte del mondo: con gli umani chiusi in casa, gli animali ne stanno approfittando per riprendersi i propri spazi. Questo è particolarmente visibile sulla costa degli Emirati Arabi Uniti, dove nelle ultime due settimane sono state avvistati delfini, mante e squali.

 

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Gli avvistamenti di mante, squali e delfini sono un segnale positivo per Natalie Banks, fondatrice e presidente del gruppo Azraq, che sostiene che l’assenza degli umani stia lasciando spazio alle specie marine: “La fauna marina sta beneficiando dell’assenza delle barche in mare, come delle persone e dell’inquinamento”. Banks ha indicato l’avvistamento di grandi branchi come un potenziale indice del crescente coraggio delle specie marine, come nel caso del branco dei circa 2,000 delfini filmati sulla costa di Fujairah a metà aprile: “E’ uno dei branchi più grandi che abbia mai visto nelle acque della regione, è cosi fantastico”. Il gruppo però consiglia di evitare di giungere a conclusioni affrettate, suggerendo che le specie potrebbero trovarsi nei loro habitat naturali ma giungere in superficie molto più spesso.

Ma Banks la considera come un’opportunità per la visibilità delle specie marine. I conservazionisti premono per aumentare la copertura delle aree marine protette e per l’introduzione di limiti per le barche e le moto d’acqua che minacciano la fauna. Alcune di queste misure sono state introdotte nei siti più a rischio degli Emirati Arabi. Tuttavia ci sono anche dei motivi di frustrazione: Azraq deve fare affidamento ad avvistamenti pubblici della fauna dato che la quarantena sta impedendo allo staff di osservare le acque e le pulizie delle spiagge, le visite scolastiche e le giornate dedicate alla piantagione delle mangrovie sono state sospese. L’obiettivo ora è fornire sessione educative online, come la proiezione di film tra cui il documentario “A Plastic Ocean“, organizzata insieme ad una sessione di Q&A con il regista Jo Ruxton, nel tentativo di sfruttare l’ondata di avvistamenti per far breccia sulla coscienza pubblica: “Molte persone considerando gli Emirati Arabi come un deserto…e non pensano alla fauna marina. Abbiamo l’opportunità di aumentare la consapevolezza delle persone sulle specie che vivono nelle nostre acque, in modo che possano prendersi cura di loro”.

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Gli avvistamenti insoliti di animali marini stanno diventando molto diffusi in questo periodo secondo Minna Epps, direttrice del Global Marine and Polar Programme dell’ International Union for Conservation of Nature (IUCN), ma potrebbero svanire: “Quando il turismo ripartirà, insieme alle altre attività, tutti i potenziali benefici che si stanno verificando svaniranno. Penso che questi avvistamenti dureranno poco. Tuttavia c’è possibilità di ottenere qualcosa da questa crisi, come una maggior gestione della pesca. Il più grande impatto sulle risorse marine viene dalle pressioni della pesca ma stiamo vedendo che le flotte commerciali di tutto il mondo si stanno fermando perché manca la domanda di prodotti marini. E’ qui che possiamo vedere un impatto: abbiamo visto che alcuni eventi storici come le guerre hanno permesso alla fauna marina di recuperare”.

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Il coronavirus non sembra aver modificato l’agenda per la protezione della fauna marina: la priorità della UN Convention on the Laws of the Sea rimane quella di creare aree protette che vadano oltre ogni giurisdizione naturale. La speranza è che la crisi del coronavirus faccia comprendere l’importanza della protezione della natura.

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