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Animali, la fauna del Sud Africa rischia di essere “inquinata geneticamente”

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Secondo gli scienziati il governo sudafricano sta mettendo a rischio la fauna del paese permettendo l’allevamento e la manipolazione genetica delle specie a rischio estinzione.

I leoni, i rinoceronti e i ghepardi sono tra le specie a rischio di un irreversibile “inquinamento genetico” dovuto agli esperimenti di allevamento in Sud Africa. I cacciatori sono disposti a pagare cifre molto più alte per questi “trofei insoliti” e ora il governo sudafricano è sotto le accuse per aver permesso manipolazioni genetiche che secondo gli scienziati potrebbero avere effetti dannosi sulla fauna del continente.

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Nell’ultimo numero del South African Journal of Science un gruppo di dieci scienziati ha criticato il governo per aver modificato l’Animal Improvement Act dello scorso anno e aver permesso l’addomesticamento e i “miglioramenti genetici” di almeno 24 specie indigene tra cui alcune specie a rischio estinzione come i rinoceronti, i ghepardi, i leoni, i bufali e le antilopi. I ricercatori sostengono che “la conseguenza di questa legislazione sarà che avremo due popolazioni per ogni specie: una selvaggia e una addomesticata. Quella addomesticata rappresenterà una minaccia genetica per le specie selvagge che saranno impossibili da preservare”.

Il professor Michael Somers del Mammal Research Institute all’University of Pretoria sostiene che il governo debba scartare l’emendamento perché mette sullo stesso piano specie a rischio come i rinoceronti con gli animali domestici come i cani o i conigli. Somers e i suoi colleghi affermano che l’atto permetta alle specie domestiche di essere allevate e “migliorate geneticamente” per ottenere “animali addomesticati superiori con produzione e performance migliorate”. Questi animali “possono essere usati per la manipolazione genetica, la fecondazione in vito e il trasferimento degli embrioni”.

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Inoltre, il governo non avrebbe consultato gli scienziati o le agenzie sulla protezione della fauna prima di approvare l’atto. Lo scorso anno, in risposta alle preoccupazioni secondo il quale l’atto avrebbe rimosso le specie a rischio dall’ambito delle legislazioni sulla conservazione, il Ministero dell’ambiente ha pubblicato un regolamento per il quale gli allevatori di selvaggina dovranno comunque soddisfare i requisiti del National Environmental Management Biodiversity Act e le regolamentazioni sulle specie minacciate e a rischio estinzione.

Ma Somers e i gli atri autori rimangono preoccupati, sostenendo che nella provincia di KwaZulu-Natal, dove esiste una collaborazione tra gli allevatori e le organizzazioni, le autorità hanno difficolta a tenere traccia di cosa accade negli allevamenti e ad applicare la legislazione: “La nuova legge si aggiungerà a queste difficoltà e le conseguenze di questa manipolazione genetica intensiva o semi-intensiva saranno negative e rilevanti. L’allevamento intensivo attraverso una selezione degli animali fatta per i tratti commerciali è il sinonimo dell’intervento umano nel processo naturale. Questa selezione umana è più forte della selezione naturale nel creare fenotipi distinti in un breve lasso di tempo”.

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Michael Bruford, professore all’University of Cardiff si è unito alle preoccupazioni: “La Convention on Biological Diversity (CBD) del 2020 stabilisce chiaramente che i governi debbano minimizzare l’erosione genetica. Tuttavia, queste specie non possono essere considerate come domestiche e la proposta del Sud Africa contravviene agli obiettivi della CBD. Inoltre, la proposta giunge in un momento di deterioramento ambientale in cui c’è bisogno di assicurarci di preservare maggior biodiversità possibile”.

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