Scienza e Tecnologia

Animali, la fauna marina può aiutare la ricerca scientifica per monitorare gli oceani

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Secondo gli scienziati dotare gli animali marini di strumenti di monitoraggio può aiutare la ricerca nelle aree in cui vive la fauna marina ancora inaccessibili all’essere umano.

Squali, pinguini, tartarughe e altre specie marine possono aiutare gli umani trasmettendo informazioni oceanografiche con strumenti elettronici.

Migliaia di animali marini in passato sono stati dotati di strumenti di monitoraggio per una serie di proposte legate alla ricerca e alla conservazione della specie ma queste informazioni non venivano utilizzate per scoprire di più sui cambiamenti climatici o sulle correnti negli oceani.

Questo monitoraggio veniva principalmente fatto con navi, droni sottomarini e migliaia di sensori che seguono le correnti ma è limitato in quanto grandi aree dell’oceano rimangono scoperte, lasciando lacune nella nostra conoscenza.

Un team dell’Università di Exeter sostiene che gli animali che trasportano sensori possono riempire queste lacune attraverso comportamenti naturali, come tuffarsi sotto il ghiaccio, nuotare nelle acque profonde o andare controcorrente.

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“Volevamo sottolineare il grande potenziale dei sensi natii degli animali, che possono insegnarci molto sull’oceano – ha detto il Dr. David March del Centre for Ecology and Conservation on Exeter’s Penryn Campus in Cornwall – Sta già avvenendo in scala ridotta ma c’è possibilità di fare molto di più”.

“Abbiamo osservato 183 specie tra cui tonni, squali, raggi, balene e uccelli marini e le aree in cui solitamente vivono e analizzato più di 1.5 milioni di dati grazie ai sensori galleggianti con cui abbiamo identificato aree scarsamente campionate in passato. Mettendo a confronto questi dati con le lacune che non riusciamo a colmare con gli strumenti di osservazione di cui disponiamo, conosciuti come Argo, abbiamo identificato delle aree poco scansionate dove i dati forniti dagli animali potrebbero esserci utili per colmare questo gap”, ha spiegato il Professor Brendan Godley, a capo di Exter Marine.

Questo include aree vicino ai poli e aree profonde o costiere dove Argo rischia di danneggiarsi entrando in contatto con la terra. I Caraibi e i mari intorno l’Indonesia, come le altre aree semichiuse, sono un buon esempio di posti in cui Argo fa fatica a causa di questi problemi.

Dotare le foche di strumenti di monitoraggio ad esempio può essere importante perché possono raggiungere aree sotto il ghiaccio che sono impossibili da raggiungere con altri strumenti.

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Lo studio suggerisce che i dati raccolti da squali e tartarughe possano aprire al monitoraggio dell’oceano in aree critiche o remote come i tropici, con grande influenza sul meteo e le variazioni di clima. Secondo i ricercatori il loro lavoro apre a future collaborazioni tra ecologisti e oceanografici.

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Il professor Godley ha aggiunto: “E’ importante sottolineare che il benessere degli animali per noi è la cosa più importante e stiamo solamente suggerendo che gli animali che sono già tracciati per la protezione e la conservazione possono essere reclutati come oceanografi”.

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