Allevamenti di animali da pelliccia: inizia l’iter per la messa al bando

L’Irlanda ha iniziato l’iter per la messa al bando degli allevamenti di animali da pelliccia, dopo anni di pressioni da parte degli animalisti. Sarà il 15esimo paese europeo a vietarlo, salvando la vita a oltre 200mila tra furetti e altri animali.

La decisione segna una svolta rispetto alle recenti reticenze del partito di maggioranza Fine Gael che ha sempre respinto la richiesta: i tre principali allevamenti da pelliccia in Irlanda, a Donegal, Kerry e Laois, ospitano circa 200mila furetti e altri animali da pelliccia, tutti costretti a vivere in gabbie ridottissime per poi essere uccisi tramite gas a sei mesi d’età e infine scuoiati.

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A febbraio Michael Creed, Ministro dell’Agricoltura, ha ripetuto che il governo non aveva nessuna volontà di mettere al bando gli allevamenti, dichiarando che non poteva chiudere “un’attività legittima, rispettata e regolamentata” che porta lavoro a circa 100 persone.

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Ma il ministro Creed ha incontrato l’ostinazione di Ruth Coppinger, membro del gruppo Irish Dail, che con il supporto di un’ampia parte del Parlamento ha proposto una legge per chiudere tali allevamenti che verrà discussa il prossimo mese.

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Gli animalisti hanno applaudito questa decisione, soprattutto la Irish Society for the Prevenction of Cruelty to Animals (ISPCA) che ha dichiarato, tramite i suoi rappresentanti, che questa è “una fantastica notizia”. Andrew Kelly, capo dell’ ISPCA ha spesso denunciato le condizioni di vita misere degli animali da pelliccia, costretti a vivere in celle piccolissime e sporche.

Il governo Irlandese – che al momento non ha né negato né confermato che questa legge sarà discussa in tempi brevi – sta subendo le continue pressioni da parte dei 14 stati dell’Unione Europea, dalla Norvegia alla Serbia, che hanno vietato o stanno vietando gli allevamenti.

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Anche dall’interno la pressione è alta: un recente sondaggio in Irlanda ha confermato che 4 persone su 5 sono d’accordo con la messa al bando. Molti marchi famosi sono diventati apertamente fur-free: tra i più famosi Gucci, Versace, Chanel. Al contrario Yves Saint Laurent e Dolce & Gabbana ancora vendono abiti di pelle animale.

E in Italia invece? Il nostro paese, pur avendo una produzione molto bassa rispetto ad altri (l’intero settore conta poco più di 20 allevamenti a conduzione familiare), ha scelto di rimanere un fanalino di coda. Nonostante l’86% degli italiani si dichiari contrario, nonostante anche da noi le scene riprese negli allevamenti siano tutt’altro che piacevoli da vedere e  ci siano tre diverse proposte di legge firmate da esponenti di tutte le aree politiche e centinaia di migliaia di firme in loro appoggio.

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