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Animali, come scelgono gli scienziati quali specie salvare dall’estinzione?

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Un progetto decennale per salvare il calidris pygmaea ha avuto successo grazie alla nascita di due pulcini. Con oltre un milione di specie a rischio, come fanno gli scienziati a scegliere qualche specie proteggere?

Il calidris pygmae è tra le specie più a rischio estinzione nel pianeta. Con poche centinaia in tutto il mondo, il Wildfowl and Wetlands Trust (WWT) aveva concluso che non sarebbe stato possibile salvare la specie dall’estinzione. A quasi un decennio dall’inizio della missione sono nati i primi due pulcini. Ne è valsa la pena? Come si può determinare quali specie debbano essere salvate dall’estinzione e quali no?

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Nel 2019 è stato dato un numero alle specie in via d’estinzione. Un milione di specie rischiano di scomparire secondo il report dell’International Panel on Biodiversity and Ecosystem Services e la colpa è del genere umano. Ogni storia di una specie salvata dall’estinzione rappresenta anni, spesso decenni di lavoro di persone che combattono contro il tempo per evitare l’estinzione. Nel caso del calidris pygmae la sfida sembra essere stata vinta. Questo tipo di uccelli erano tra le specie fortemente a rischio insieme ad altre 4,000 tra cui i rinoceronti neri e i leopardi delle nevi.

 


La popolazione ha vissuto un declino a partire dalla seconda metà del Novecento. Dai 3,000 esemplari degli anni Settanta la specie è scesa a 1,000 nel 2000, fino ai 250 del 2014. Il tutto a causa dell’attività umana. La missione di salvataggio a Chukotka in Russia ha richiesto molto tempo. Lo scopo era quello di addentrarsi nelle aree paludose della zona artica per cercare dei nidi. Nigel Jarrett ha collaborato col progetto fin dall’inizio, passando settimane in Russia per cercare delle uova e trasportarle in dei box isolati e imbotti in degli speciali incubatori dove si sono schiusi. Una volta schiusi, i pulcini sono stati trasportati al WWT Slimbridge in Gluocestershire. Il team ha speso cinque anni per ricreare le condizioni adatte per la riproduzione dell’animale. Sono riusciti a sviluppare una proteina speciale per il cibo, gli hanno fornito abbastanza spazio e sono riusciti a ricreare l’illuminazione del proprio habitat. Il calidris pygmae aveva bisogno di sentirsi a casa per potersi riprodurre.

Nel 2016 le prime uova fatte in laboratorio si sono schiuse ma i primi pulcini sono sopravvissuti solo pochi giorni. “E’ stato straziante” ha spiegato Nigel “se qualcuno mi avesse chiesto le probabilità di successo all’inizio, avrei detto meno del 50%. Ma non c’è vergogna nell’aver fallito, ci saremmo dovuti vergognare solamente se non ci avessimo provato. Il team ha lavorato più duramente possibile. Ogni anno si avvicinava alla soluzione”.

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Due anni dopo, nel 2018, un altro pulcino è nato. Il mese dopo, durante una notte tempestosa, il pulcino ha provato a scappare dal suo pollaio ma si è ferito sbattendo contro il muro ed è morto. I due esemplari nati quest’anno sono il risultato di anni di lavoro e cura. “Otto anni e solamente due uccelli, dovrebbe essere patetico, no? Ma poter riportare gli uccelli nel proprio habitat vuol dire aver sconfitto l’estinzione” ha spiegato Nigel. Secondo lui tutto questo lavoro non riguardava solamente la specie in se, ma l’esemplare è stato scelto perché rappresentava migliaia di km di coste minacciate dall’attività umana “la rotta che segue il calidris pigmaea quando migra parte dall’Artico per arrivare al Sud- Est asiatico, attraversando alcune delle aree più rischio del pianeta“.

Il carisma e la bellezza delle specie sono caratteristiche di cui gli scienziati devono tenere conto quando decidono su quali animali focalizzare le loro risorse e attenzioni. Il WWT ha speso centinaia di migliaia di sterline nella missione, di cui parte è stata destinata alla restaurazione dell’habitat. I satelliti sono stati in grado di identificare i siti più importanti in tutta la costa “questo può portare benefici a piante, animali e persone che vivono in quelle aree”. Ma la raccolta dei fondi è stata possibile anche grazie alla bellezza della specie. Sono molte le specie che si trovano nella situazione del calidris pygmaea. Secondo l’International Union for Conservation of Nature sono 40 le specie fortemente a rischio ma è più facile vedere la campagna per salvare una specie di uccelli che quella della rana Degranville.

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“E’ più facile raccogliere fondi per una tigre che un piccolo esemplare di rana di cui nessuno ha mai sentito parlare” ha spiegato Dr. Alex Zimmerman, uno scienziato della Oxford University specializzato nella conservazione della specie “questo perché le risorse sono limitate. Un animale adorabile a cui le persone possono affezionarsi permette di raccogliere più fondi per proteggere la specie e l’habitat in cui vive” Questa è la ragione per cui i rinoceronti, gli elefanti e gli orangotanghi sono sempre presenti nei manifesti delle missioni di conservazioni in Africa, India e Sud-est asiatico.

“Diamo più valore ad alcune specie rispetto ad altre, forse per ragioni culturali o perché sono più carine o utili ma sappiamo anche che raccogliere fondi non basta per salvare la specie altrimenti avremmo milioni di tigri in tutto il mondo”. Quando però si tratta di specie fortemente a rischio i fondi possono fare la differenza fra la sopravvivenza e l’estinzione: “ci permettono di guadagnare tempo” ha spiegato Debbie Pain. Non tutte le specie ottengono dei team di ricerca. Gli scienziati infatti devono bilanciare le proprie ambizioni con delle analisi costi-benefici “come scienziato, non può essere un problema emozionale ma dobbiamo essere in grado di poter massimizzare i risultati in base ai costi”.

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Secondo Mark Pilgrim dello zoo di Chester, la reintroduzione di cinque rinoceronti neri nel Parco nazionale del Ruanda è costata quasi mezzo milione di dollari, spesa che riguarda solamente i costi per la reintroduzione come ad esempio il volo, la chiusura del Parco National Akagera e i container i cui sono stati trasportati, senza considerare i quaranta anni spesi per cercare di far riprodurre l’animale negli zoo in Europa: “ma dal momento che i rinoceronti neri hanno bisogno di un grande habitat, proteggendo i rinoceronti salvaguardi anche tutte le specie che vivono in quell’area”.

Un altro progetto di rilocazione quest’anno, sempre portato avanti dallo zoo di Chester, ha visto il ritorno delle lumache di terra delle Bermuda al loro habitat naturale, con un costo di circa 10,000 sterline. Il Dr. Paul Pearce-Kelly, curatore degli invertebrati alla Zoological Society di Londra ha spiegato che vale la pena sostenere ogni sforzo necessario per salvare una specie. Il dottore ha portato avanti una missione nel corso dell’anno per reintrodurre 15,000 lumache nella Polinesia francese, dove rischiavano l’estinzione a causa di una nuova specie di lumache predatrici. Secondo Pearce-Kelly ci sono più specie a rischio di quante sarebbe possibile salvarne. Per riportare le lumache nel loro habitat in Polinesia francese ci sono voluti decenni di lavoro per proteggere il territorio, cambiare le leggi e fornire lavoro agli abitanti nel campo della conservazione. “Per avere successo nella conservazione, c’è bisogno che tutti vengano coinvolti. Non può essere solo un lavoro degli esperti, deve essere uno sforzo sociale”.

Come Paul, molti passano la vita a convincere le persone a prendersi cura della fauna dei posti in cui vivono. Tuttavia, la nostra dipendenza dall’ecosistema naturale sembra aver superato il limite. Il caso del calidris pygmaea può spiegare come mai tanti animali sono a rischio estinzione per colpa dell’uomo: il calidris pygmaea in inverno migra verso il golfo di Mottam in Myanmar. Qui, a causa dell’eccessiva pratica della pesca gli abitanti sono stati costretti a cacciare gli uccelli per vivere, riducendo drasticamente la popolazione. Grazie al clamore scoppiato a causa dell’estinzione del calidris pygmaea, l’area in Myanmar è diventata territorio protetto e le comunità sono potute tornare alla normalità.

Secondo Mark Pilgrim “ogni specie ha bisogno del proprio campione. La triste verità è che non siamo in grado di salvarli tutti quindi dobbiamo capire le cose che facciano la differenza per salvare gli animali e le persone”. Come ha spiegato Alex Zimmerman “bisogna prendere in considerazione la scienza, le priorità umane, le emozioni ed i fondi. Tutto questo insieme ci porta a prendere delle decisioni su quello che possiamo fare”.

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Anche gli sforzi per proteggere il calidris pygmaea hanno avuto un impatto inaspettato sulla Russia. Prima della missione i pulcini erano cibo per i predatori. Quando Nigel e il team del WWT hanno scoperto di poter far schiudere le uova in Russia hanno creato uno schema per dare un vantaggio ai nuovi pulcini. Secondo Debbie Pain, il calidris pygmaea non è ancora stato salvato ufficialmente: “non penso che possiamo essere certi che l’esemplare non si estingua, molto può ancora accadere e il mondo è in continua evoluzione”.

 

I cambiamenti climatici causati dall’uomo sono la causa della trasformazione degli habitat naturali “sappiamo che stiamo combattendo contro il tempo. Nessuna specie dovrebbe estinguersi ma sappiamo che per alcune sarà cosi. E’ una lotta che però vale la pena fare e nella quale dobbiamo concentrare tutti gli sforzi. Se non lo facessimo, molte specie scomparirebbero. Il mondo sarebbero impoverito; perderebbe la sua bellezza, la sua gioia”. Il 2020 potrebbe essere l’anno in cui le nazioni finalmente firmeranno gli accordi per la protezione ambientale, per proteggere l’uomo e le altre specie del pianeta dall’estinzione.

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