Cibo, Andrea Segrè: “Un dovere non sprecare, un diritto alimentarsi modo adeguato”

252
0

Crisi agroalimentare, ma anche dieta mediterranea ed etichette. Il prof. Andrea Segrè racconta il suo nuovo saggio di Andrea Segrè, “L’insostenibile pesantezza dello spreco alimentare. Dallo spreco zero alla dieta mediterranea”.

Andrea Segrè, agronomo ed economista italiano, ideatore della “Campagna Spreco Zero”, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International dedicato all’analisi dei comportamenti alimentari a livello globale, racconta a TeleAmbiente il suo nuovo saggio L’insostenibile pesantezza dello spreco alimentare. Dallo spreco zero alla dieta mediterranea, uscito per Castelvecchi a cura di Davide Giraldi.

Come uscire dalla crisi agroalimentare globale

Partendo dai dati relativi allo spreco alimentare in Italia e nel mondo raccolti dall’Osservatorio e in rapporto alla guerra devastante in Ucraina, abbiamo chiesto al professor Segrè in che modo possiamo uscire dalla crisi agroalimentare globale.

“Quello che stiamo vivendo oggi purtroppo era molto chiaro a febbraio-marzo, all’inizio del conflitto ucraino-russo. Questa tempesta perfetta, come qualcuno l’ha definita, aveva già una serie di temporali molto evidenti, di grandinate o di siccità – per legarci al tema del cambiamento climatico – molto evidenti: i prezzi delle materie prime agricole, i costi dell’energia erano in grandissimo aumento. – spiega il prof. Segrè – Nel momento in cui scoppia il conflitto, che il grano sarebbe stato usato dalla Russia come arma geopolitica era del tutto evidente”.

“Una delle ragioni, forse quella più importante per cui è crollato il muro di Berlino e prima ancora l’Unione Sovietica, lo ricordo nel saggio, è lo scoppio della centrale nucleare di Chernobyl nel 1986. L’Ucraina, anche allora, era il granaio d’Europa e delle repubbliche socialiste sovietiche e questa contaminazione impedisce sia il consumo interno che l’export di grano e quindi un colpo drammatico abbastanza prevedibile. – e aggiunge –  Il tema oggi è capire come uscire dalla questione, non solo della guerra ma anche della crisi globale, legata in particolare ai cereali, ma non solo, considerando che la Russia ha creato, attraverso il sistema “cerealicolo” delle dipendenze molto forti. Molti paesi nordafricani, del medio-oriente e dell’estremo oriente, dipendono dal grano che viene da quella parte del mondo. È del tutto evidente che se non si svuotano – oltre ad affamare molte persone – i granai non possono essere nemmeno riempiti“.

Dieta mediterranea e riduzione sprechi: che impatto sul clima?

Seguire diete salutari e sostenibili come quella mediterranea e azzerare lo spreco di cibo a livello domestico possono ridurre il divario alimentare globale?

In Italia il 70% di ciò che si perde o si spreca sta proprio a casa nostra. Questa è quindi una prima azione da fare per contrastare la crisi alimentare. Ridurre lo spreco non costerebbe niente. Dovremmo avere più attenzione alla gestione del cibo e partire dalla nostra dieta, quello che mangiamo che ha un impatto sul nostro portafoglio, perché dobbiamo acquistare gli alimenti evitando di sprecarli. Questa è una perdita economica rilevante, solo per l’Italia il dato è di 7 miliardi“, spiega il prof. Segrè.

E aggiunge: “Abbiamo poi una dieta molto equilibrata – quella mediterranea – che non stiamo praticando che oltretutto è una dieta biodiversa, alla base ha i cereali, meglio se integrali, e poi via via gli altri prodotti. Quindi la questione è legata alle quantità di consumo, alle porzioni che essendo appunto biodiversa, quindi con più alimenti, ci consentirebbe anche di fronte alla crisi globale di essere più resilienti. Una dieta stile mediterraneo, poi in altre aree del mondo è chiamata in altro modo, ha un impatto idrico molto più basso rispetto ad altre diete che si basano, ad esempio, su un maggior consumo di carne. Ciò non vuol dire che non dobbiamo più mangiare carne, ma dipende come si alleva e quanta se ne consuma”.

Questione di etichetta, che influenza hanno le etichette fronte/pacco sul consumo e sullo spreco?

“Le etichette sono fondamentali perché rappresentano la carta d’identità di un prodotto, dove ci sono le informazioni principali, talvolta forse eccessive, magari scritte troppo in piccolo e si fa fatica a distillare il messaggio. Nel libro affronto un tema, perché l’abbiamo studiato con Waste Watcher, ovvero le etichette fronte pacco, in particolare quelle indicazioni a “semaforo” molto immediate che danno poi il via libera o meno – come un semaforo con il verde, arancione o rosso – per il consumo, proprio per capire che influenza hanno sul nostro comportamento di acquisto. Il risultato è abbastanza sorprendente. Abbiamo analizzato questa etichettatura che si chiama nutriscore, molto avversata dal nostro paese perché se non è molto chiara“.

Diremmo che questa esemplificazione verde-buono, giallo e rosso-cattivo, ti induce a non seguire in realtà diete sane e sostenibili e a non capire la differenza tra porzioni e proporzioni. Nelle nostre indagini per esempio sulle scadenze, il prodotto fresco viene interpretato alla lettera ed è giusto che sia così, tipo lo yogurt e il latte, anche se hanno una tolleranza.  Il prodotto secco invece che sull’etichetta riporta ‘da consumarsi preferibilmente entro’ di fatto è una scelta aziendale. Non è che se la pasta non si consuma “preferibilmente entro” un certo mese, il mese successivo non è poi consumabile o addirittura vendibile.

E aggiunge: “Si può andare ben oltre, è una scelta di tipo commerciale. Il claim del libro è sempre quello: entriamo nelle scuole a parlare di questi temi, coinvolgendo studenti, bambini, famiglie e insegnanti”.

“Se è un dovere non sprecare, perché non ce lo possiamo permettere da sempre e oggi ancora di più, è anche un diritto per tutti alimentarsi in modo adeguato“, conclude il prof. Segrè.

Articolo precedenteLa Corte Suprema Usa colpisce ancora: limitati i poteri all’agenzia ambientale federale
Articolo successivoWimbledon al via, nuovi appelli: “Limitate le bottiglie in plastica monouso”