Clima

Ambiente, le troppe similitudini tra Facebook e le multinazionali del petrolio

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In un articolo sul Newyorker, il saggista Bill McKibben spiega perchè Facebook, il social network più popolare del mondo, non prende una decisione forte contro i post dei negazionisti del clima.

Perché è così difficile convincere Facebook a fare qualcosa contro i post d’odio e di disinformazione che riempiono le sue pagine, anche quando è chiaro che questi post stanno contribuendo a distruggere la democrazia? E perché, tra l’altro, la società ha recentemente deciso di esentare i post di negazionismo climatico dal suo processo di verifica dei fatti?

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La risposta è chiara: il core business di Facebook è far sì che il maggior numero di persone possibile trascorra il maggior numero di ore possibile sul suo sito, in modo che possa attirare l’attenzione di tali persone sugli inserzionisti paganti. Un portavoce di Facebook per esempio ha affermato che la politica della compagnia prevede che “un chiaro contenuto d’opinione non è soggetto al controllo dei fatti su Facebook.”

Per decenni, la gente si è chiesta perché le compagnie petrolifere non si trasformassero in compagnie di energie rinnovabili. Il motivo è lo stesso per cui Facebook non si comporta in modo decente: il core business di una compagnia petrolifera è scavare e bruciare roba, proprio come per Facebook è mantenere le persone incollate ai loro schermi.

Scavare e bruciare è tutto ciò che le compagnie petrolifere sanno fare e per questo tali aziende hanno passato gli ultimi trent’anni a costruire una macchina di disinformazione per bloccare l’azione sui cambiamenti climatici. È per questo che, con l’evidenza della distruzione del clima che cresce di giorno in giorno, il meglio che qualcuno di loro può offrire sono dichiarazioni vaghe su come arrivare a “zero emissioni entro il 2050”, che è un altro modo di dire: “Non cambieremo molto presto, poco ma sicuro. ” (I giganti americani, come ExxonMobil, non lo faranno nemmeno).

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Total, la compagnia petrolifera francese, ha aderito al contratto Emissioni Zero entro il 2050, ma si prevede che aumenterà la produzione di combustibili fossili del dodici percento tra il 2018 e il 2030. Questi sono precisamente gli anni in cui dobbiamo ridurre le emissioni di almeno la metà, secondo il Pannello Intergovernativo su Cambiamenti climatici, per avere qualche possibilità di raggiungere gli obiettivi vitali stabiliti dall’accordo sul clima di Parigi, che mirano a mantenere l’aumento della temperatura del pianeta il più vicino possibile a un grado e mezzo Celsius.

I prossimi sei mesi saranno cruciali, mentre le nazioni preparano piani di recupero del coronavirus e visto che in questo momento un’efficace pianificazione del clima richiederà di mantenere nel terreno la maggior parte delle riserve di petrolio, carbone e gas, l’industria dei fossili resisterà ferocemente.

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Per questo abbiamo bisogno che il potere venga gestito da società il cui core business non è direttamente contrario dall’attivismo climatico. Prendiamo di nuovo in esempio di Facebook: dopo che le persone come Judd Legum e l’organizzazione StopHateForProfit.org, si sono unite per boicottare il social network (colpevole di non avere cancellato i messaggi d’odio durante le proteste per il BlackLivesMatter), aziende come Unilever e Coca Cola hanno concordato di interrompere temporaneamente la pubblicità sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

Il core business della Coca Cola è la vendita di acqua gassata zuccherata che può aiutarti a farti diventare diabetico – quando è minacciata, la compagnia reagisce. Ma quando temeva di essere attaccata per aver sostenuto  il core business di Facebook, la Coca Cola ha semplicemente smesso di farsi pubblicità sulla piattaforma.

Ecco perchè è fondamentale convincere le terze parti a fare pressione sulle industrie petrolifere. Per ottenere progressi efficaci sulla lotta al cambiamento climatico sarà necessario che le agenzie finanziarie (come la Black Rock, che ha già deciso che ritirerà tutti gli investimenti sui fossili) e i governi facciano pressione sui giganti del petrolio in maniera massiccia e repentina, e non con piccoli e graduali cambiamenti.

E noi come opinione pubblica dovremo fare la nostra. Perchè a differenza loro, il nostro unico business è la sopravvivenza del pianeta.

 

 

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