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Ambiente, in Svizzera niente rivoluzione: bocciati al referendum tutti gli emendamenti green

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La popolazione svizzera ha bocciato tramite referendum tutti e tre gli emendamenti ambientali proposti dal governo, su emissioni di Co2, pesticidi e prodotti chimici: secondo gli abitanti sono “dannose per l’economia”.

Bocciata, o almeno rimandata, la rivoluzione green in Svizzera. La popolazione elvetica ha bocciato tre emendamenti proposti dal governo, atte a far avvicinare il paese alla neutralità energetica siglata durante gli accordi di Parigi.

Gli svizzeri dovevano scegliere se approvare un aumento delle accise sul carburante e una nuova tassa sui viaggi aerei, se bandire i pesticidi artificiali e se garantire sussidi governativi soltanto agli agricoltori che non usano prodotti chimici al fine di migliorare l’acqua potabile del paese. Tutte e tre le proposte sono state bocciate dagli svizzeri: le ultime due a larga maggioranza, la prima con un distacco lieve (51% i contrari).

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il risultato è stato uno choc e un colpo devastante per gli ambientalisti, come riporta la BCC. Il referendum “mina alla radice l’intera strategia del governo per mantenere le promesse fatte nell’ambito degli Accordi di Parigi”. Gli analisti ritengono che “gli svizzeri, che si sono sempre vantati delle proprie politiche green, non hanno voluto prendersi rischi economici mentre il paese si sta ancora riprendendo dagli effetti della pandemia”.

 


La bocciatura degli altri due quesiti, sui pesticidi e l’acqua potabile, era invece ampiamente prevista. Come spiega il New York Times, la stragrande maggioranza degli agricoltori che lavorano nelle 50 mila fattorie della Svizzera si era opposta con fermezza alla messa al bando dei pesticidi artificiali. Secondo Martin Rufer, direttore dell’Associazione agricoltori svizzeri, il bando è «irrealistico» e avrebbe portato a un crollo del 20-30% della produzione di cibo.

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Si sono votate anche altre iniziative: normativa antiterrorismo e finanziamento emergenza Covid-19.

 


Approvati i piani per conferire alle forze dell’ordine maggiori poteri per combattere il terrorismo e una proroga dei finanziamenti per le imprese colpite dal Covid.

Il sistema di democrazia diretta della Svizzera significa che tutte le principali decisioni nella nazione alpina vengono prese alle urne.

Gli attivisti devono semplicemente raccogliere 100.000 firme per garantire un voto a livello nazionale.

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